Rubriche - L'editoriale
Era tutto perfetto. Il viaggio che ci ha condotto a San Benedetto del Tronto è filato liscio come l’olio. Nessun poliziotto ci ha sparato mentre eravamo fermi all’autogrill come nessun effetto collaterale ci è stato lasciato in dote dal “boscaiolo”, classico panino autostradale precongelato e cotto nel forno a microonde. Giunti a destinazione e parcheggiata l’auto, percorriamo a piedi il tragitto per raggiungere lo stadio con un indice di rischio inferiore a quello dello striscio domenicale per le strade del centro in compagnia di fidanzate, mogli o qualsivoglia. Entriamo nel Riviera delle Palme, luogo verso il quale ogni tifoso del Cesena dovrebbe prostrarsi quotidianamente mentre rivolge le proprie suppliche al calare del sole, non c’è il freddo che ci attendiamo ma solo una leggera brezza che sale dal mare e ci invita ad intonare i nostri cori di battaglia. Non c’è confronto, tanto che il nostro “Giochiamo in casa!” risuona nello stadio, sovrastando il misero “Samba! Samba!” di coloro che un tempo furono l’onda d’urto. Inizia la partita e l’imbarazzante superiorità manifestata sugli spalti, viene replicata anche in campo, dove i bianconeri di Romagna, fraseggiano in maniera sublime ed evidenziano un’ inequivocabile supremazia. E’ tutto perfetto, la tavola è apparecchiata per l’istante che provoca al tifoso un’estasi mistica riducendolo nelle condizioni tali da apparire un maestro sufi. Quel momento giunge a metà del primo tempo uno scambio Chiavarini – Motta (abilissimo nello scambio sullo stretto, tanto da ricordare nei tifosi più attempati Beccati giocatore del Forlì del finire degli anni ’70 che grazie a questa sua dote fu soprannominato spondina) mette il talentuoso trequartista di fronte al portiere avversario, che viene evitato con naturale scioltezza. Il gaucho si trova ora di fronte alla porta sguarnita, deve solo appoggiare la palla in rete ripetendo un gesto compiuto migliaia di volte durante la giovinezza gettata a fare tic-tac con la palla contro il muro mentre i suoi coetanei pensavano a limonare sulle panchine dei giardini pubblici. Carica il sinistro per il gesto più facile di tutto il calcio, un colpo da bambini che lui fa a regola d’arte colpendo la palla e spedendola, contro ogni logica, contro le più elementari leggi del buon senso, sul palo! E’ lì che capisci tutto in un istante, che non c’è salvezza, non c’è difesa contro l’errore, che farai sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato. Non c’è niente da fare, se Chiavarini sbaglia quella palla idiota, perché mai uno non dovrebbe sbagliare i goals della vita? Puoi spendere anni ad allenarti, a leggere libri ma alla fine è la palla che finisce sul palo. L’errore annulla qualsiasi passato nell’istante in cui arriva a bruciarti qualsiasi futuro. L’Errore azzera il tempo, ecco cosa arriva a spiegarti il palo di Chiavarini, che quando sbagli sei eterno.

Jello