Rubriche - L'editoriale

 

I vecchi, proprio, non li sopporto. La loro arrogante presunzione nell’esporre certezze ormai disilluse dalla storia e un’esagerata superbia nel descrivere tempi passati, mi disgusta. Temo il loro incedere caracollante su biciclette d’epoca in strade trafficatissime, vere e proprie mine vaganti che mettono a serio repentaglio la nostra patente a punti. La medicina, poi, ha tremendamente allungato le aspettative di vita, generando così una popolazione di anziani, che detiene la maggioranza del paese, dettandone linee guida conservatrici e prive di innovazione. Mi sono spesso chiesto dove hanno avuto origine queste mie riflessioni interiori. Dall’ancestrale conflitto generazionale con cui, gli insegnanti di lettere, ci hanno tediato durante gli anni scolastici, oppure dalla personalissima esperienza che mi ha visto perdere prematuramente i nonni privandomi del loro affetto? No, penso che la miccia innescatrice del mio giudizio gerontoiatrico, sia da ricercare in quel periodo esistenziale dove si formano le idee, si abbandona la passione rivoluzionaria per una più obiettiva e costruttiva predilezione riformista. Per me quel periodo coincide con la metà degli anni ottanta, studente universitario che prediligeva gli appuntamenti mondani con campari e giornali sportivi rispetto a noiose lezioni di fisica o chimica. Questo mi permetteva di frequentare il famosissimo Bar Otello, tana dei tifosi rossoblu di un tempo, e di confrontarmi “calcisticamente parlando” con gli anziani avventori. In quegli anni il Cavalluccio sormontava il blasonato capoluogo e scaturivano discussioni dove il contendente in difficoltà perdeva il senso dell’attualità avvinghiandosi al ricordo di miti passati. “Pascutti, Negri, Bulgarelli e chi sono? Per me sono dei Carneadi, hai capito vecchio di merda!!!” “Lo squadrone che tremare il mondo fa?? Ma se siete retrocessi in serie C con Frappampina”. In quei momenti ho capito che il confronto con i vecchi, ancorati ai loro stereotipi, non sarebbe mai stato possibile. Oggi con il Cesena in imbarazzante difficoltà, vedo troppo spesso amici, che come me hanno vissuto in prima persona le radiose gesta degli anni settanta, cominciare a comportarsi come gli odiati vecchi del Bar Otello. Pensano con la testa girata all’indietro nella speranza di rinverdire i fasti del passato, clonando, come la pecora Dolly, anacronistici modelli di gestione, evitano il confronto con la gioventù sottolineando con altezzosità il loro vissuto. Io, entrato negli anta, non voglio “invecchiare”, amo pensare in maniera propositiva e circondarmi di giovani che con il loro esprimersi a singhiozzo e pieno di k mi permette di calarmi completamente nell’attualità. E’ possibile non “invecchiare”, ce lo dimostra il complesso britannico degli Who, che sono più di 40 anni che con il loro leader Pete Townshend gridano a squarciagola “Hope I die before to get old”. SPERO DI MORIRE PRIMA DI DIVENTARE VECCHIO e io voglio campare molto.

Jello