Rubriche - Il calcio nel sedere

 

Il divertente capitolo delle frasi fatte è già di per sé uno spasso.

Quante volte sentiamo in tv o leggiamo sui giornali o ascoltiamo in unluogo pubblico frasi che i media hanno confezionato come Verità assolute e che noi cittadini assorbiamo e ripetiamo senza fare alcun tipo di verifica ? Naturalmente il mondo del calcio non ne è esente. Anzi. I pistolotti del genere "finchè la matematica non ci condanna" o "abbiamo fatto la nostra partita" ci vengono propinati in continuazione. Alle frasi fatte si aggiungono poi le leggende metropolitane, cioè situazioni inventate che, passate di bocca in bocca, assumono credibilità fino a trasformarsi in fatti realmente accaduti.

Nella specifica realtà del Cesena il genere della chiacchiera a mezz´aria o della boutade che diventa legge trova numerose rappresentazioni che, più o meno,"allietano" le nostre discussioni calcistiche. Cominciando dalla società, resiste a mille tempeste e talvolta si alimenta con qualcosa di reale, il capitolo del debito. Già con Edmeo Lugaresi, a fronte delle cessioni miliardarie con annessi attivi di mercato, ci veniva detto che i soldi in esubero servivano, oltre alle spese di gestione, a coprire i debiti contratti. La storia si ripeteva puntuale ogni anno e tutti stavamo ad interrogarci sull´entità del disavanzo. Qualcuno si chiedeva se c´era davvero questo debito ed eventualmente che venisse reso pubblico.

 Dopo la retrocessione del 1999-2000, preceduta da una campagna trasferimenti che aveva portato una montagna di soldi (venduti Rivalta, Comandini, Graffiedi, Salvetti,Carlo Teodorani) nel giro di soli 12 mesi eravamo di fronte ed un debito elevatissimo. Giravano voci che parlavano di 17 miliardi delle vecchie lire. Passare in pochissimo tempo da incassi statosferici a perdite ingenti è un mistero, perdonate il paragone irriverente, degno dei processi alle stragi degli anni 70 e 80 in Italia. Tante chiacchiere e nessun colpevole.

La storia però si ripete. Perché quel debito rimane e diventa, così come allora, la spiegazione del mancato reinvestimento degli utili accumulati. Neanche stavolta si conosce l'esatta entità e di conseguenza nemmeno il tempo della sua estinzione. La speranza è che non sia una riedizione della tela di Penelope. Passiamo agli allenatori. Quando la squadra va bene sono tutti fenomeni. Quando va male salta fuori immancabilmente che non hanno lo spogliatoio in pugno. A parte i casi Tardelli e Ferrario, semplici distributori di maglie e non allenatori secondo l'accezione più tecnica del termine, anche gente dagli attributi in granito come Castori, ha subito tale accusa.

In realtà se c´è un problema questo viene coperto dai risultati positivi ed ingigantito da quelli negativi. E' logico che le sconfitte facciano alzare la temperatura negli spogliatoi. Succede così a qualsiasi livello ma non bisogna confondere l'effetto (spogliatoio fumantino) con la causa.

In quanto ai giocatori, i "must" di Cesena sono due.

1) Se la squadra va male, gira la voce di corna fatte da alcuni compagni di squadra ad altri. Non è che ciò non possa accadere o non sia già accaduto. E' che succede a prescindere dai risultati. Invece la chiacchiera è talmente bisognosa di carburante che un calciatore sembra non veda l´ora di perdere qualche partita per insidiare la donna del compagno. Detto brutalmente chi vuole trombare non guarda la classifica.

2) Il singolo calciatore che ha un rendimento insufficiente viene apostrofato come il re delle discoteche della riviera. Anche qui ci troviamo di fronte a cose realmente accadute e che quindi hanno una parte di verità. Ma fare l'equazione - giovane calciatore che ama anche i divertimenti = tira tardi incallito ubriacone e puttaniere - sembra in effetti un'esagerazione da bigottoni anni 50. Andiamo ai tifosi. Già è scontato che per qualcuno Lugaresi faccia bene o sbagli a prescindere. Se sono pareri in buona fede, è giusto rispettarli. Però quando si viaggia a braccetto con la società non si può pretendere di "fare opinione" e su questo argomento il Centro Coordinamento dovrebbe riflettere.

Credo poi si debba aggiornare qualche atteggiamento anacronistico. Ad esempio è da resettare completamente la frase "Non vogliamo fare la fine del Ravenna". Il Ravenna era fallito ma in 6 stagioni è passato dall'Eccellenza alla B e quindi è diventato un esempio da seguire per chi cade e non più uno spauracchio. Ci sono centinaia di squadre dal la B in giù che vorrebbero fare la fine del Ravenna. Infine i giornalisti. Uno dei loro pistolotti preferiti, ripreso poi da diversi tifosi filosocietari, è che se non nasce un Paperone in Romagna o se non viene un magnate straniero, non ci siano alternative ai Lugaresi e che quindi bisogna fare quadrato attorno ad una società che dopo tutto ci fa vedere del calcio di alto livello. Il ragionamento può essere anche valido e condivisibile. Ma è 30 anni che lo sentiamo e sempre alla stessa maniera e con gli stessi toni.

Cambia il mondo, cambiano i giornalisti, cambiano i tifosi, cambia tutto tranne la frasetta messa nel frigorifero ed estratta in occasione di una qualche rimostranza del pubblico. Posto che nessun giornale ha saputo spiegarci come è fallita la trattativa dei vari Amadori, Orogel e Technogym,guardandosi bene dal fare alcun tipo di inchiesta anche a distanza di anni, non sarebbe ora di cambiare gli ingredienti della minestra strariscaldata e maleodorante o, ancor meglio, buttarla nel bidone prima che arrivino i NAS ?

ZORRO

P.s. Ultima creazione dei giornalisti su Calciopoli: "la Juve ha già pagato ed è stata l'unica a farlo". Frase che sta dilagando sui media. Si riferiscono agli arbitri o a loro stessi?

A cura di - ZORRO -