Rubriche - Il calcio nel sedere

I media italiani ci si stanno buttando a capofitto, vuoi perché i referenti politico-editoriali così chiedono, vuoi perché parlare di una cosa evita che si parli di un’altra più importante o semplicemente più vera.

Argomento del giorno: come eliminare la violenza dagli stadi e riportare il pubblico sugli spalti.

Ovviamente la verità non si può dire. Un calcio meno credibile del wrestling, scandali di ogni tipo, prostituzione alle tv, presidenti, dirigenti e politici di ogni colore che usano il calcio per motivi d’immagine o più semplicemente per far soldi. In due righe è tutto detto ma in un sistema medievale di vassallaggio ognuno degli attori sciaguratamente protagonisti ha interesse a mantenere lo status quo ed a spostare il mirino della critica su obiettivi diversi. Badate bene che nel vortice delle vittime ci sono anche le forze dell’ordine. Non mi riferisco tanto al caso Raciti quanto ad una gestione dell’ordine pubblico funzionale agli stessi interessi di sempre.

So di rischiare l’impopolarità ma credo che, con una volontà politica ben precisa, i poliziotti o i carabinieri potrebbero stroncare il fenomeno violenza in tempi molto brevi. Fa invece comodo tenere la situazione in una via di mezzo alternando repressioni ad assoluzioni, indignazioni e misure di stampo dittatoriale a permissivismi e chiusura degli occhi. Insomma il solito fritto misto all’italiana dove, giusto o sbagliato che sia, non si fa mai una cosa fino in fondo perché ognuno ha una fetta di “clienti” da mantenere e mungere.

Ora impazza il modello inglese che in pochi anni avrebbe sconfitto gli hooligans e riempito gli stadi di famiglie. Con l’era di internet quasi tutti sappiamo andare oltre ai soliti giornali prezzolati e quasi tutti sappiamo che non è esattamente così. Non saranno certo il decreto Pisanu o il decreto Amato o altre proposte anche interessanti a risolvere il problema. Se una casa che era bella e solida diventa in pochi anni brutta e fatiscente chi ci abita potrà incolpare altri dello sfascio o proporsi addirittura per ristrutturare (coi soldi altrui) l’edificio?

Se fossimo in un paese serio per loro sarebbe già grassa essere mandati via a calci nel sedere. Invece eccoli qui di nuovo baldanzosi dopo la breve (purtroppo) parentesi di Calciopoli. Il nuovo presidente federale sarà quell’Abete che magari non farà i danni di Carraro ma che in quell’ambiente ha costruito la sua paziente carriera. A proposito di Carraro, ora sembra voglia tornare in sella per l’organizzazione degli Europei 2012 ed anche lo stesso Matarrese, fiero paladino del vecchio che avanza, sente l’odore dei finanziamenti pubblici che la manifestazione potrebbe generosamente elargire. Se poi per la presidenza del comitato organizzatore si fa il nome di Montezemolo cantandone le lodi per come ha svolto analogo ruolo per i mondiali del 90, beh allora non resta che sperare con tutto il cuore che la UEFA assegni gli europei al duo Polonia-Ucraina o all’altro binomio Croazia-Ungheria. Per chi nel 90 era ancora un bambino basti dire che lo spreco di soldi pubblici è stato enorme e che gli stadi, ad eccezione delle partite dell’Italia, non erano mai pieni e in parecchi casi desolatamente vuoti, cosa mai vista in un mondiale. Stadi che erano stati ristrutturati per l’occasione e che oggi, dopo neanche 20 anni sono da buttare via.

La mia proposta (utopia) ? Il modello australiano. Parecchi amici sono stati in Australia ed anch’io ho avuto la possibilità di farci un bel viaggio. Al di là degli aspetti squisitamente turistici ci ha colpito lo spirito e la voglia di fare degli “aussies”. Si annusa nell’aria l’entusiasmo, la freschezza della gente, il desiderio di migliorare. Ci si accorge a pelle di un paese in crescita sotto tutti i punti di vista. Tutto il contrario dell’Italia, ingessata e sclerotizzata, in evidente declino. Per lavoro ho avuto un incontro con il console generale d’Australia a Milano. Mi aspettavo un uomo di 50-60 impanciato e formale ed invece ho trovato un quarantenne atletico e simpatico, preparato nel lavoro ma pronto alla battuta come un amico di vecchia data.

Modello australiano significa rinnovare completamente i quadri dirigenziali, mettere a capo del calcio gente giovane che ha voglia, entusiasmo, idee. Qualsiasi tentativo di restyling operato da chi comanda attualmente non otterrà risultati significativi. Il calcio italiano non morirà, ovvio. Ma la sua parabola discendente è così evidente ed inesorabile che il calo di spettatori continuerà ancora. Il ritorno in A di Napoli, Juventus e Genoa (o Bologna) sarà sfruttato (vecchio tema di Galliani) per dimostrare l’inversione di tendenza ma in un paio d’anni al massimo si esaurirà anche questa spinta.

Quando saremo al di sotto della media spettatori del campionato belga o svedese e avremo già ristrutturato gli stadi (sputtanando tanti soldi pubblici) e debellato gli ultras a chi si darà la colpa ?

A cura di - ZORRO -