Rubriche - Il calcio nel sedere

 

La domanda è molto semplice: esistono motivi razionalmente validi per continuare a seguire il calcio italiano ? La risposta è scontata: NO.

Il titolo mondiale recentemente vinto fa parte della categoria calcio internazionale che probabilmente avrà gli stessi vizi di quello nostrano ma che almeno formalmente non è stato travolto da scandali di ogni tipo.

Il campionato italiano è interessante ? Un osservatore imparziale non può che rispondere di no. C´è una squadra fortissima, una forte, tre o quattro di medio valore e tanta mediocrità che la formula a 20 squadre ha sparso a piene mani. Il livello tecnico del nostro calcio è elevato ? Lo era fino ad una decina di anni fa quando anche nelle squadre di bassa classifica c´erano giocatori di notevole qualità. Ora come ora una squadra da onesta serie B potrebbe avere buone chances di salvarsi in serie A. Anni fa i migliori stranieri erano quasi tutti da noi. Ora i più bravi sono distribuiti principalmente tra Spagna ed Inghilterra.

E´ credibile il nostro campionato dopo che calciopoli ha scoperchiato una pentola ricolma di marciume a tutti i livelli ? Certo che no. Chi abbia avuto la voglia di leggersi tutte le intercettazioni e sia animato da senso di giustizia avrebbe desiderato la radiazione di squadre e personaggi coinvolti, tante e tali erano le malefatte e le complicità illecite. Invece, come sempre accade in un paese come il nostro dove i ladri diventano vittime e dove anziché ripulire la stanza sporca si preferisce mettere la polvere sotto il tappeto, il palazzo non è stato abbattuto e ricostruito dalle fondamenta, ma solo riverniciato alla meno peggio.

Il giornalismo sportivo italiano è attendibile ? Meglio stendere un velo rancoroso. Non pietoso perché la pietà si riserva soprattutto a chi è inopinatamente caduto in disgrazia mentre i nostri narratori di cronache pallonare erano in larga parte conniventi al sistema o semplicemente italiani medi. Scandalizzati non appena venuto fuori il bubbone, indignati mentre i processi si istruivano, disposti a perdonare prima delle sentenze, buonisti dopo le stesse, nuovamente cazzari appena è ripartito il circo.

La classe arbitrale è in buonafede ? Solo un inguaribile romantico potrebbe crederlo. Anche se ha pagato unicamente De Santis, i fischietti coinvolti erano parecchi e comunque non c´era bisogno di calciopoli per vedere che certi direttori di gara orientavano le partite verso alcune squadre gradite ai padroni del vapore. Dopo calciopoli gli arbitri sono diversi ? Se rispondessi di sì, oltre a mentire spudoratamente, darei fiato al partito dei sognatori ad occhi aperti, cioè di coloro che per anni ci hanno propinato i pistolotti del tipo "a fine campionato errori a favore e a sfavore si compensano", "la sudditanza è solo psicologica", "un arbitro non ti fa vincere o perdere una partita" e via di questo passo. No grazie, alle favole non credo più dalle scuole elementari.

Vogliamo parlare di doping, di passaporti falsi, di procuratori senza scrupoli, di pagamenti in nero, di tasse evase sistematicamente, di bilanci drogati, di conflitti di interesse, di banche che comandano la baracca, di una classe dirigente che in 30 anni non ha visto una faccia nuova ? No, non facciamoci dell’altro male. Da sport con interessi economici e politici il calcio è diventato politica ed economia con una maglia addosso. Se una Tv chiede di giocare a mezzanotte della domenica, state sicuri che si giocherà a mezzanotte della domenica.

Detto tutto questo, per quale motivo un appassionato di calcio dovrebbe andare ancora allo stadio ? Se aggiungiamo le ulteriori e pesanti difficoltà inserite dal decreto Pisanu, non si trova una sola ragione valida per farlo. Così hanno pensato in molti e non è certo colpa degli stadi fatiscenti come dice Galliani e come anatrescamente starnazzano i suoi scagnozzi con penna e microfono. Solo due categorie di persone, oltre agli addetti ai lavori che ci mangiano, presenziano ancora alle partite. Sono quelli affetti da un gravissimo morbo chiamato insana passione, tanto grave perché non fa vedere niente altro che la propria squadra del cuore e prescinde dal contesto che le ruota intorno. E poi ci sono quelli che hanno perso irrimediabilmente la testa, travolti da una pazzia totale. Non ragionano, non connettono, non pensano: vanno allo stadio per abitudine e ci andrebbero anche se si giocasse il Trofeo dell´Ospizio.

Il mio dubbio finale è: a quale categoria appartengo ?

A cura di - ZORRO -