Rubriche - Il calcio nel sedere

Ho sempre pensato (e non credo proprio di essere originale) che la vera essenza del tifoso o comunque dell’appassionato si veda nei momenti in cui sarebbe più facile mollare la baracca o prendersi una pausa di riflessione.

Non mi riferisco allo scandalo di calciopoli, per il quale ogni considerazione vagamente razionale suggerirebbe di abbandonare immediatamente e senza alcun ripensamento il mondo del calcio. Non è di questo che voglio parlare ma di un qualcosa che prescinde dall’attualità per inserirsi in un contesto senza tempo. Nella mia anima sportiva sono intimamente convinto che gli dei del calcio vadano propiziati attraverso una serie di comportamenti che potrebbero sembrare strani se non da autolesionisti. Non mi riferisco solo alle varie scaramanzie o ritualità del pre-partita, peraltro importantissime, ma soprattutto al masochismo di chi, procurandosi volontariamente sofferenze varie, pensi poi di aver maturato un credito da riscuotere con un risultato positivo.

C’è un altro aspetto, più puramente pertinente al gioco, che si va ad aggiungere per creare la situazione che presenterò. Il vero tifoso non ama le aree grigie, quelle indefinite in cui non sai esattamente chi c’è, chi non c’è, chi è quello o chi è quell’altro. Le cose devono essere chiare, senza possibilità di dubbio. Se fossi a S.Siro per Milan-Inter rimarrei disorientato qualora mi trovassi di fronte un tifoso del Crotone che canta e inveisce per una delle due squadre. Ci sono delle regole non scritte che vanno al di là di ogni legge o decreto Pisanu: se sei tifoso dei pinchi tifi per i pinchi, se sei tifoso dei pallini tifi per i pallini, se sei lì per vederti una partita di calcio te la vedi con un pathos che è dimezzato rispetto agli altri. Più che altro te la gusti.

Per tutta questa serie di considerazioni la partita che attendo con maggior piacere per la stagione 2006-2007 è Cesena-Frosinone. Dirò di più. Mi auguro che capiti d’inverno e che sia una giornata fredda e piovosa, con le mani che si intirizziscono e i denti che battono. Vi chiederete perché. Perché è in quelle occasioni che si vede chi ama veramente una squadra. Non c’è il richiamo di un avversario di blasone o di un derby, non c’è l’interesse a passarsi un pomeriggio in relax allo stadio, non c’è il vantaggio di un clima favorevole. Al fattore tecnico di un avversario che non ha alcun tipo di appeal si sovrappone la possibilità di poter soffrire liberamente grazie a condizioni ambientali ostili e di conseguenza la necessità fisiologica di tifare come ossessi per riscaldare un corpo ai limiti dell’assideramento.

Una situazione del genere funge da meraviglioso filtro per depurare le presenze da ogni fattore estraneo al tifare Cesena. Insomma c’è proprio tutto quanto occorre per godere pienamente della purezza di una passione. E ringraziare che ora lo stadio è coperto perché quando pioveva sulle teste il quadro era veramente completo. Nella mia memoria occupano un posto in prima fila le gare di quel tipo.

Ricordo un Cesena-Pistoiese nel 1983 disputata alle 14,30 ma con le luci artificiali e sotto un temporale iniziato già dalla mattina. Gli dei del calcio ci premiarono con una vittoria al 90’ grazie ad un gol di Barozzi.

E un Cesena-Taranto nel 1986 giocata in analoghe condizioni con l’attenuante della pioggia iniziata a partita in corso ma con le aggravanti di un Cesena in piena crisi e di un’acqua che divenne torrenziale e per di più sospinta dal vento. Tornai a casa inzuppato come non mai. Vincemmo 1-0 e fu la partita della svolta con Bolchi che, a sorpresa, aveva rivoluzionato completamente la formazione (grazie anche all’esordio degli acquisti autunnali). Neppure questa volta gli dei del calcio rimasero indifferenti. Da lì infatti partì la cavalcata che ci portò in A per l’ultima volta.

Oppure un Cesena-Brescia nel 1999 vinto con gol di Baronchelli in un ambiente polare. Le divinità pallonare ricambiarono con l’incredibile salvezza targata Cavasin.

Ora capirete facilmente perché non vado a vedere amichevoli o Coppa Italia con grandi squadre e perché non mi esaltino per nulla gli scontri con Juve-Milan-Inter. Lì ci sono tutte le condizioni contrarie a quelle ideali. Vengono meno tutte le certezze. Non mi hanno sorpreso le polemiche suscitate dal recente Cesena-Juventus e le animate discussioni che ne sono seguite sul forum. Un avversario di grande nome porta in dote turisti da stadio, conterranei che voltano la gabbana, stuoli di romagnoli che tifano Cesena al bar ma vanno allo stadio solo quando c’è la loro vera squadra del cuore e altre situazioni simili. E’ tutto perfettamente legittimo, per carità. Ma a me non piace e me ne sto a casa.

La follia di Zorro è aspettare con ansia Cesena-Frosinone e sperare per quel giorno in un tempo infame.
 
 
A cura di - ZORRO -