Rubriche - Il calcio nel sedere

(poemetto epico sull’A.C. Cesena spa)

ANTICO TESTAMENTO

Nell’anno Domini 2010, un giovane tifoso del Cesena chiese al genitore di raccontargli la saga bianconera di cui aveva sempre sentito parlare e che si narra venga tramandata oralmente di padre in figlio dal lontano 1940 con gli opportuni aggiornamenti. Tante volte il ragazzino aveva espresso l’agognato desiderio ma papà aveva sempre rimandato il racconto posticipandolo ad un’età in cui il figliolo avrebbe potuto capire ed assimilare il verbo del cavalluccio.

Ormai il Natale 2010 si stava avvicinando ed il pargoletto della Curva Mare era cresciuto e aveva acquisito la giusta maturità per apprendere i contenuti del poemetto.
- Babbo, mi racconti la saga bianconera ? Fammi questo regalo di Natale !
- Sì figliolo, credo tu sia pronto. Non sei più un bimbo nell’età dell’innocenza: è ora che tu sappia chi siamo veramente. Allora comincio dalle origini.

- Sì ma arriva anche ai giorni nostri; il mercato di gennaio è alle porte ed io voglio con tutte le mie forze che il Cesena resti in serie A
- E’ quello che vogliono tutti i numi tutelari.
- Chi sono i numi tutelari ?
- Coloro che hanno fatto nascere il Cesena portandolo poi nell’Olimpo del calcio. Devi sapere che il Cesena ha un’origine nobile, ancor più nell’animo che nel blasone. Hai studiato l’Iliade ?
- Sì, ci fu una guerra tra i Greci ed i Troiani con questi ultimi sconfitti. Così Enea, figlio del re troiano Priamo, scappò dalla sua città in fiamme per venire in Italia e fondare Roma.
- Ebbene, sappi che anche un fratello di Enea si salvò. Si chiamava Alberto e venne in Italia.
- Anche lui sbarcò nel Lazio con Enea ?
- No. Decisero che per aver maggiori possibilità di far sopravvivere il casato, uno si sarebbe diretto verso il Tirreno, l’altro avrebbe risalito l’Adriatico sino alla terra promessa. Alberto navigò per giorni approdando poi sulle coste romagnole. Il conte, così chiamato qui da noi per la sua nobile origine, era fuggito da Troia fumante insieme al nocchiero Arnaldo e al cavaliere Piraccia la cui stirpe generò anni dopo un inesauribile motore di centrocampo dal cuore a spicchi bianconeri. Dopo i primi anni di attività ed assestamento nel panorama calcistico italiano arrivò il momento del grande salto. Il vento del Nord portò su queste terre O-Dino, il conquistatore della prima B, dell’incredibile scalata in A e addirittura dell’approdo in Uefa, in terra crucca.
- Mai visto un conquistatore del genere. C’è ancora ?
- No, è tornato nel grande Nord da cui era venuto. Ma ci vede dal suo osservatorio privilegiato ed in suo onore è stato innalzato il tempio del nostro culto.
- Parli dello stadio ?
- Proprio così. Quel Dino Manuzzi a cui è stato dedicato lo stadio, è lui, col nome terrestre.
- Com’era quel Cesena ?
- Una Festa. Dal circense Boranga, al gatto-micio Orlandi, era una squadra con una buona Cera. Dirigeva le operazione un domatore portatatoci direttamente da Jack London: Frustalupi. E poi la verve di Giorgio e la grinta del baffuto pistolero Julian che fece piangere la Juventus.
- La Juventus che pianse a causa del Cesena ?
- Sì. Con una memorabile rimonta il pistolero colpì due volte al cuore la vecchia signora che stramazzò al suolo e non si riprese più perdendo lo scudetto.
Irrompe la mamma e chiede al bimbo se vuole mangiare
- No mamma, non ho né fame né sete. Non ho sonno né ho voglia di fare altro. Voglio solo ascoltare il babbo, a costo di stare sveglio tutta la notte. Questa storia è meravigliosa.
- Pensa che la tua frase venne scritta anche su di uno striscione: “Meraviglioso Cesena la tua storia è già leggenda” Era il 21 giugno 1981, giorno della seconda promozione in A, il solstizio di una nuova era bianconera. Ti voglio ricordare un’altra cosa.
- Quale babbo ?
- C’era un lanciere, non troppo alto né troppo muscoloso ma dal cuore impavido che visse tutte le battaglie di un intero ventennio.
- Come ? Non ci credo ?!
- Il lanciere Giampiero, figlio della sua terra, consacrò sé stesso sull’altare bianconero. Vi pose la sua lancia e giurò che avrebbe combattuto sempre e solo per quei vessilli. Mai domo, lancia in resta, combattè 520 battaglie in campionato per tenere alto l’onore della sua squadra.
- Babbo me lo fai conoscere ?
- Un giorno ti ci porterò. Comunque la storia continuò col successore di O-Dino, il pasionario Edmeo. Non era un asso dell’eloquenza e tutti lo prendevamo in giro per il suo slang italiano-dialetto, ma col calcio e con gli uomini ci sapeva fare. L’aveva scelto O-Dino in persona ed era stato suggellato dalle divinità bianconere.
- Quali sono le divinità bianconere ?
- Sarebbe lungo elencarle tutte. Ti rammenterò il patrono della Romagna San Giovese, le due splendide ninfe Pia e Dina, la maga Albana, il folletto Pagadebit, gli oracoli di Sant’Agata Feltria (appena liberata dal giogo marchigiano) San Piero in Bagno, Sant’Arcangelo, Santa Sofia, San Benedetto in Alpe, i maghetti dispettosi Squacquerone e Zuzzezza e tanti altri personaggi storici che pullulano nella nostra mitologia. Pensa che pure il mondo animale annovera dei bianconeri doc come il cavalluccio marino simbolo della società nonché una Cagnina dal pelo rosso scuro, tanto dolce quanto furbetta.
- Andammo davvero in Europa ? Dici sul serio ?
- Sì. Il sorteggio avverso ed un arbitraggio da KGB ci fecero fuori contro i tedeschi orientali del Magdeburgo ma lì c’eravamo arrivati. In seguito ci furono una dolorosa retrocessione e qualche anno anonimo.
- E dopo ? Come continua il poema ?
- Come ti dicevo lo scettro passò ad Edmeo. Cera una volta e c’era anche Mici Lucchi al servizio di re Edmeo e poi facemmo nuovamente i Bagnoli nelle fontane grazie a quello schivo ma formidabile condottiero dal nome altisonante: Osvaldo. Due anni di A segnati dalle cavalcate del nibelungo Walter, calzante i famosi stivali delle sette leghe e tornammo mestamente in B. Fu in quel periodo che scoprimmo una cosa dolorosa.
- Quale ?
- Che l’Alma Mater era in realtà una perfida matrigna, desiderosa che la nuova splendida realtà non potesse fare ombra alla vecchia regina.
- Allora era come la regina di Biancaneve ?
- Sì, anche peggio. Interrogava il suo specchio ormai arrugginito e chiedeva “Specchio del mio blasone chi è la più bella della regione ?” E lo specchio rispondeva “Son pieno di ruggine e faccio ormai pena, comunque la più bella è il Cesena”. Avresti dovuto vedere quanta rabbia usciva da quella faccia…..
- Continua babbo, questa storia mi sta entusiasmando !
- Allora. Dopo un quadriennio di Purgatorio arrivò nuovamente il Paradiso con l’eroe Maciste la cui proverbiale forza distruggeva le malcapitate panchine che gli si paravano di fronte. Nella famosa battaglia di San Benedetto portò il manipolo dei suoi fanti alla meta tanto agognata. C’era il sig. Rossi, c’era il soldatino Agatino, il funambolo Bordin che saltava fino al cielo, il giovane principe Ruggiero e altri guerrieri dal cuor di leone.
- Babbo tu c’eri ?
- Come potevo mancare ?! Prendemmo una tradotta con tutti gli altri commilitoni e tornammo dalla Riviera delle Palme tra due ali di folla in delirio.
- Eravamo ancora in A ! Che bello !
- Venne il tempo alla Ben Hur con le corse dei Bigon e a ruota la parentesi in chiaroscuro del noto attore Lippi Newman (peraltro vincitore del premio Oscar nel 2006 sotto le insegne nazionali). Un uccello maestoso volteggiava sul Manuzzi mietendo vittime: era il Condor Agostini, innescato nei nostri Domini e supportato da altri Leoni tra cui un corazzato bosniaco giunto da Sarajevo grazie ad una magia di Albana. Quattro anni di Paradiso con lo stadio nuovo che ribolliva di entusiasmo e di nuovo il purgatorio della B.
- Tornammo subito in A ?
- No, purtroppo. Nonostante l’arrivo dalle sconfinate praterie americane di un bisonte dotato di poteri extraterrestri, il famoso Darione, non ci fu più gloria per molti anni. L’atteso ritorno dell’eroe Maciste, accolto con Dolcetti da tutti gli Scarafoni della tifoseria, stava per culminare con l’ascesa all’empireo quando si consumò l’atroce beffa di Cremona. Un vile inganno ordito da tutte le entità del male distolse lo sguardo dei nostri numi dallo spareggio, anzi dal Cesena intero. Da quel giorno le nostre divinità vennero imprigionate in un castello blindato e lì rimasero molti anni. Iniziò un periodo di tenebre.
- Era notte babbo ?
- Peggio figlio mio. Era notte anche a mezzogiorno, era notte nei risultati, negli allenatori, nella dirigenza, nei conti della società. Il sortilegio ai danni del Cesena era implacabile. Come un Re Mida alla rovescia, tutto ciò che veniva a contatto con la nostra squadra diventava negativo. E occorre dire che ci fu anche la colpa del nuovo regnante Giorgio, succeduto al papà Edmeo.
- Quale ?
- Il disinteresse verso i numi tutelari, l’abbandono degli dei bianconeri per inseguire falsi miti che la tv padrona ci propinava. Non provò mai a liberare dal castello blindato coloro che avevano nel cuore il cavalluccio. Venne il tempo dei Macchi e degli Stringardi, si cercava un Paradiso artificiale; insomma tempi Foschi.
- E come ne siamo usciti ?
- Con l’aiuto di San Giovese che, invecchiando, divenne Superiore, aumentò di grado e riuscì a fuggire dal castello funesto. Riprese il suo posto e subito ricominciò a tessere la sua abile trama. La leggenda narra che c’erano due gemelli, Castori e Polluci, uno bravo e l’altro no. San Giovese apparve in sogno a Foschi e gli indicò il gemello giusto.
- E allora cosa accadde ?
- Accadde che Castori ci riportò in B sui Cavalli alati innalzando anche nella categoria superiore il nostro glorioso Confalone. Il giorno del Giudizio a Lumezzane, si oscurò il cielo e in campo la battaglia fu più cruenta che mai. Persino Castori scese nell’agone a menare le mani.
- Ma non si fa così babbo !
- Hai ragione. Lui aveva giurato che si sarebbe fatto mangiare il cuore pur di raggiungere il risultato sperato e non trattenne l’ardore. Pagò il suo errore con una lunga squalifica ma divenne un eroe. Anzi, con lui in panchina arrivammo anche a sfiorare la serie A venendo eliminati ai play-off dal Torino.
- E poi ?
- E poi arrivò una nuova crisi. San Giovese era chiuso in una botte di rovere e purtroppo ancora ci si dimenticò della Pia e della Dina come di tutte le altre entità protettrici che ti ho elencato ad inizio racconto. Pensa che entrò in campo persino una Vascak da bagno. Non serviva più neanche farci il segno della Croce. Tutti zitti e Moscardelli. Il disastro non si arrestò nemmeno con l’arrivo di un giovane virgulto russo-romagnolo.
- Chi era babbo ?
- Era Igor, l’attuale presidente. Il giovane di Gatteo, mezzo russo e mezzo romagnolo, si occupava di edilizia. Subentrò a Re Giorgio in un momento difficile e tutti benedimmo il cambio della guardia.
- Come fece il virgulto a comprare il Cesena ?
- Si scomodò niente popò di meno che Giulio Cesare in persona, il grande condottiero romano. Lui da vivo aveva varcato il Rubicone al grido di “Il dado è tratto” per entrare a Roma in armi e diventarne il padrone.
- E cosa fece ?
- Andò da Igor e gli disse che ora toccava a lui varcare il Rubicone, stavolta verso nord, per dirigersi a Cesena e rilevare la società. Igor ci pensò bene e poi guadò il fiume gridando duemila anni dopo (circa) “Il dado è tratto”. Di lì nacquero le voci di una sua vincita al gioco per finanziare l’acquisto del Cesena.
- Invece ? Come lo finanziò ?
- Questo non lo sanno nemmeno i numi, è uno dei segreti della storia, un po’ come la lingua etrusca, il punto G e Atlantide.
- Igor riuscì a salvarci ?
- No. Voleva presentarsi al mercato calciatori per comprare qualche buon giocatore ma, imboccata l’autostrada, incontrò dei direttori sportivi stregati raccolti intorno ad una pentola in ebollizione. Igor fece l’errore di chiedere loro la strada per il mercato ed i volponi che bazzicano in quel torbido ambiente ebbero buon gioco a mandarlo al Mercato…Saraceno. Quando si accorse della perfida trappola e piombò a Milano era troppo tardi. Erano rimaste solo le briciole del banchetto e così fu serie C.
- Ma allora come facciamo ad essere già in serie A ?
- Qui finalmente riprese l’intervento soprannaturale. Liberate dai vari gioghi e sortilegi tutte le entità soprannaturali bianconere, San Giovese convinse i santi Pietro e Paolo a fondersi in un’unica creatura chiamata Pierpaolo e poi apparve in sogno al nuovo DS Law Ranch e ad Igor dicendo che quel Pierpaolo sarebbe stato l’uomo della rinascita.
- Davvero ?
- Sì figliolo. Ma non furono subito rose e fiori. All’inizio ci Chiavarini a Ravenna e poi il cammino divenne incerto ed il pubblico si stava rompendo gli Zebi-dei. In laguna perdemmo una battaglia navale di grande importanza e San Giovese dovette intervenire nuovamente. Si materializzò davanti al presidente e gli intimò con testuali parole “Poche Segarelli, Pierpaolo deve mangiare il panettone Motta e sarà la B !”.
- E così fece ?
- Sì, così fece, e dopo un lungo duello coi patrioti della Pro, la serie B arrivò dove Bentegodi.
- Ma allora facemmo un salto doppio ?
- Sì, ma andiamo con ordine. San Giovese mise subito le cose in chiaro dopo una profezia non compresa. Si presentò in sogno a Igor con l’enigma: ”Bene, bravo, Bis…..; completa e andremo in A”.
- E Igor cosa capì ?
- Igor capì che Bis ….. stava per Biserni e stava per ingaggiare Colomba.
- No, non è possibile.
- Come no ! Stavolta San Giovese si presentò Superiore Riserva e non lasciò dubbi: “Apri bene le Recchi-e. Bis è Bisoli. T’è capi ? Acsè andem in A !”
- Babbo ma San Giovese parlò proprio in dialetto ?
- Sì ragazzo mio. Quando è necessario anche le divinità prediligono la sostanza alla forma. Comunque ricomincio. C’era un Volta, un Sant’Antonioli da Monza, un Conte, un Comandante, un brasiliano fatato a cui poi aggiunsero un Greco ed altri per realizzare l’impresa. Ah dimentico il Jack di cuori e Maletta Longa. Forse le Parolo non sono sufficienti a spiegare la nostra gioia. Che spettacolo a Piacenza !
- Ecco come siamo arrivati in A !
- Esatto. Poi Igor ha tolto da sopra il letto il quadro di San Giovese, ha messo le foto dei numi tutelari in soffitta perché nella massima serie l’immagine è tutto. Non voleva farsi vedere da Galliani, da Moratti, dagli Agnelli con quelle divinità di provincia. Gli altri andavano al duomo di Milano, a San Pietro in Vaticano e noi alla chiesa di Polenta, a San Vicinio di Sarsina o a Sant’Ellero a Galeata. Igor si vergognava. Gli altri facevano feste con tante escort, lussuosi party al Billionaire, luccicanti serate sui panfili, noi invece pida e sanzves, zuzzezza in t’la gardela, l’amore con le nostre donzelle. Gli sembrava di fare una figura barbina tanto che la festa promozione diventò a pagamento. E’ venuta fuori l’origine russa, da zar. Ciao Pia, ciao Dina, ciao Albana, dentro SkyBox, privé, sponsor, vip.
- Ma babbo, non si possono metter via i nostri protettori !
- Figliolo, vedo che stai imparando in fretta la lezione. Ora vai a nanna che domani ti racconto il resto.
- No babbo, continua ! Non ho sonno !
- Vai a letto che magari sogni San Giovese !
Interviene la mamma: - E’ ancora un ragazzino, non parlargli di santi così alcolici !
- Va bene. Allora sognerai la Pia e la Dina. Sono buonissime, specialmente calde e con l’affettato in mezzo.
Mamma: Allora non ci capiamo. E’ un ragazzino. Lascia stare le donne per ora.
- Buonanotte figliolo !
- Buonanotte a voi e forza Cesena !

 

 

 

[a cura di Zorro- Zamb]