Rubriche - Il calcio nel sedere

 

Si è disputata qualche giorno fa la finale della Super Football League tra il Rifugio Alpino Monte Bianco e la nazionale romagnola.
Tutto il mondo era col fiato sospeso per questa importantissima gara e purtroppo tutto il mondo ha visto di quali nefandezze si siano macchiati i giocatori in casacca giallorossa e caveja al petto.
Già l’arroganza dei loro tifosi era sembrata insopportabile alla vigilia, quando volevano spostare il campo di gara e impedire agli avversari di giocare sul loro terreno.
E’ vero che lo stadio del Rifugio si trova a quota 4.800 metri, che per raggiungerlo occorre essere alpinisti patentati e che la capienza è di 8 spettatori ma è altrettanto vero che, secondo le norme FIFA, se le dimensioni del campo sono regolari ci si può giocare.
Il presidente del Rifugio Gianartemioarmando Bauscelli, noto imprenditore nel ramo degli scarponi da montagna, aveva concesso 1 biglietto alla tifoseria ospite ed in effetti non si vede per quale motivo quest’ultima se ne dovesse lagnare. In 30.000 avrebbero voluto partecipare alla finale ma se il Rifugio aveva giocato lì sin dal giorno della sua fondazione, non si vede perchè avrebbe dovuto cambiare proprio nell’occasione più importante.
Il presidente della Romagna aveva allora chiesto di aumentare il quantitativo di biglietti a disposizione dei propri supporters confidando nel fatto che la media spettatori del Rifugio era di 0,0001 a partita negli ultimi 50 anni, ma Bauscelli aveva detto che li avrebbe acquistati lui per poi regalarli agli stambecchi della zona.
La grande mobilitazione romagnola cominciò allora con un corso accelerato di alpinismo sulle pareti del grattacielo di Cesenatico mentre Bauscelli faceva levigare ed insaponare le pareti del Monte Bianco per renderle più belle alla vista delle telecamere.
I migliori scalatori romagnoli giunsero al Rifugio dopo un’arrampicata leggendaria sotto la tormenta mentre qualcun altro trovò una soluzione meno faticosa facendosi lanciare col paracadute. Il manipolo di coraggiosi comprò i biglietti dagli stambecchi a cui regalarono anche ingenti quantitativi di piadina e prosciutto (che, come recita un detto romagnolo, piace a tutti, anche agli erbivori).
Ma il brutto venne durante la gara. Il capitano del Rifugio Pierino Mulattiera, giocatore con un passato glorioso alle spalle, cercava di innervosire gli avversari parlandogli della sua amicizia con Bruno Vespa e Aldo Biscardi.
Quando subiva fallo stava per terra una decina di giorni per stancare gli avversari.
A un certo punto chiese all’arbitro di dargli il fischietto perché voleva arbitrare lui come nella gara d’andata.
Dopo 3 mesi, quando il match era ormai ai tempi supplementari, la nazionale romagnola passò in vantaggio ma dopo qualche istante il Rifugio era già in parità.
Appena segnato il gol Pierino Mulattiera ed il compagno Sedile passarono davanti all’allenatore ospite Fido Rotweiler e gli dissero che ce l’aveva più piccolo di un cucciolo di Chihuahua, che Bush era un pacifista, Berlusconi una spia del KGB e che Luciano Poggi era un negro alto 2 metri.
Rotweiler azzannò il Mulattiera mentre tutti cominciavano a darsele di santa ragione scatenando una rissa da Far West.
Due si segnalavano in particolare. Fra gli ospiti il più attivo era un noto vignaiolo napoletano (anche qui la piaga degli oriundi….) che voleva pigiare il Mulattiera per farne un vino passito mentre fra i locali un gaucho dava lezioni di tango facendo fare il casquet a chiunque gli capitava sotto tiro.
Al termine della colluttazione l’arbitrò cacciò Rotweiler ed un paio di giocatori per parte. Interruppe poi il gioco per altri 4 mesi perché Mulattiera, svenuto e malmesso, era stato ricoverato in un ospedale australiano specializzato nella cura dei traumi da stadio.
Quando il capitano del Rifugio rientrò chiese all’arbitro di dargli un bacio in bocca con la lingua per dimostrargli il suo amore.
Al rifiuto del direttore di gara Mulattiera gli propose allora di fare sesso davanti a tutti. L’arbitro gli ingiunse di girarsi ma il Mulattiera precisò che lui voleva stare di dietro.
Forse fu questo particolare, più di tutto il resto, a determinare l’ingiusta espulsione dell’eroe del Rifugio.
La nazionale romagnola segnò poi il gol decisivo e vinse la partita ma il presidente Bauscelli non accettò l’ingiusto verdetto.
L’infamia dei romagnoli doveva essere sbandierata ai 4 venti. Si fece invitare al Processo del Lunedì, all’Appello del martedì, al Contrappello del mercoledì, alla Revisione del giovedì, alla Cassazione del venerdì, a Porta a Porta, al Maurizio Costanzo Show, al Grande Fratello, a Ballarò, alla Casa Bianca, al Cremlino, all’ONU, persino in Paradiso.
Addirittura un giornalista attendibilissimo (scrive sull’autorevole “Tette, culi e cotillons”) racconta di avere udito Rotweiler che canticchiava sulle note di “Canzone per un’amica” di Guccini – Lungo e disteso stava Pietro Mulattiera, mentre lo investiva una corriera; là nel Rifugio cercavi la giocata ma ti sei preso un’incu…
Il tecnico romagnolo ha beccato dal giudice 3 anni di reclusione nel canile dell’Asinara aggravati dal 41 bis.

Insomma cari lettori, se questo vi sembra calcio fa bene Bauscelli a ritirare la squadra dal campionato. Uno non può far lo sforzo di costruire uno stadio in quota se poi avversari antisportivi violano la cima e piantano la loro bandiera. Solo la ripetizione della gara, la beatificazione solenne in mondovisione di Mulattiera a S.Pietro da parte del Papa e il ripescaggio della squadra al primo posto nell’albo d’oro di tutti i campionati mondiali ed europei potranno in parte risarcire il torto subito dal Rifugio Alpino Monte Bianco.
 
A cura di - ZORRO -