Rubriche - Il punto di due punti

TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE (I) 23/04/02
CESENA IN BOLGIA
presenta
"TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE"
Dramma in più atti
Restituito nella sua integrità
Qual'è stato rappresentato nel
Teatro di Corte Don Botticelli, Cesena
ATTO PRIMO
In cui nella sala riunioni del terzo piano della sede dell’A.C. Cesena si discute del futuro
Personaggi e interpreti:
EDMEO: Edmeo Lugaresi, presidente dell’A.C. Cesena.
GIORGIO: Giorgio Lugaresi, figlio di Edmeo, amministratore delegato dell’A.C. Cesena.
MICHELE: Michele Manuzzi, nipote di Edmeo, cugino di Giorgio, vicepresidente dell’A.C. Cesena.
TOTÒ: Francesco De Falco, direttore sportivo dell’A.C. Cesena.
E MÉRAL: il merlo, un pennuto appostato sul davanzale di una finestra aperta della stanza. In realtà si tratta di un sofisticato congegno elettronico-spia rivestito di piume e penne teleguidato dal sedicente “Forum”, organizzazione clandestina volta a rovesciare i Lugaresi in favore di potenti gruppi economici internazionali.
Scena Prima
Edmeo, Giorgio, Michele, Totò
Edmeo, Giorgio e Michele sono seduti attorno a un tavolo. Stanno discutendo di strategie di mercato. Defilato, Totò De Falco sta parlando al cellulare. Prima dello squillo del telefonino aveva proposto allo staff il nome di una giovane promessa di Napoli.
Edmeo: “De Falco, De Falco, du sìt? Va’ a cumpré un giazòl”.
Giorgio: “Ba’, De Falco ha detto ‘Cannavacciuolo’, non ‘ghiacciolo’”.
Edmeo: “Èeh...?! Sàl dèt?!”.
Totò (ha appena terminato la tefonata): “Ehm, presidende, scusa, io ho detto Cannavacciuolo, Can-na-vac-ciuo-lo. Sarebbe il figlio d’un mio cugino. Un bravo giuovane, sedicianni...”.
Edmeo: “Chiii?!”.
Giorgio: “Cannavacciuolo, ba’”.
Michele (diffidente): “E in che ruolo giocherebbe, questo Cannavacciuolo?”.
Totò: “Ah, chillo! Chillo gioca in tutt’i rùoli”.
Michele: “Come tutti?”.
Totò: “Tutti! Il centroavandi, l’ala, il mediano, il portiere, il magazziniere, l’accombagnadore, l’autista. Tutt’i rùoli”.
Michele (favorevolmente colpito dalla descrizione): “Però!... Te sadìt, Giorgio...”.
Giorgio: “Be’, quand’è così. In fondo ci ha sempre fatto spendere poco il cugino di De Falco. Insomma, se fa tutti i ruoli va bene. O no, ba’?”.
Edmeo (assorto e spazientito): “Giorgio sta zét par piasé. Sta zét”.
Squilla di nuovo il telefono cellulare di De Falco. È il cugino. De Falco gli comunica che in giornata verrà a prelevare il giovanissimo jolly. Infine saluta il parente.
Totò: “Vabbuo’, ci vediamo stasera Gennari’. Saluta Ciro, Andonio, Peppino e mammà. A presto”.
Totò (conclusa la tefonata): “Allora… mo’ lo vado a prendere, ’sto Cannavacciuolo...”.
Giorgio e Michele attendono la decisione di Edmeo.
Edmeo: “Sé Totò, va’, val a to’. Me al voi a l’amarena. No, no, a la fragola, al voi a la fragola. Il fa’ ancora e giazòl a la fragola?”.
Totò, Giorgio e Michele si scambiano un’occhiata. Sembrano sconsolati.
Giorgio: “Allora... ehm... io lo prendo alla menta. Te Michele?”.
Michele (preso in contropiede): “...dunque...”.
Edmeo (con fare deciso): “Ognuno paga per sé. Tirì fora i baiòc”.
Edmeo, Giorgio e Michele mettono sul tavolo duemila lire a testa, i soldi vengono contati un paio di volte e quindi consegnati a De Falco.
Edmeo (rivolto a De Falco): “Ve’ che i’è siméla frenc. A vòi e rést”.
Totò: “Sì, va buo’... fanno... seicento lire di resto, duecento cadauno”.
Edmeo: “ÈEEH! SA SÌT... SÈMO!? SIZÉNT FRENC?! PARCHÉ... QUANT’È COSTA ADÉS UN GIAZÒL?!”.
Momento di confusione. Tutti si guardano e formulano ipotesi sul prezzo dei ghiaccioli.
Giorgio: “Milleduecento”.
Totò: “Milleottociendo”.
Michele: “Il calippo costa duemilaecinque. Uno normale milledue o millecinque, dipende dove vai. Io voglio il calippo”.
Edmeo: “Alòra mét fòra duméla e méz, no duméla”.
Giorgio: “Io lo prendo normale. Alla menta. Devo avere ottocento lire di resto”.
Totò: “E... scusa Giorgio... ma se vado dove costa millecinqueciendo o milleottociendo?”.
Michele: “Oh, non andare mica a prenderli qui di sotto... qui di sotto costano di più. Vai nel bar di là dalla via Emilia”.
Edmeo: “Fa’ prest, ch’a ho séda. Michele, i baiòc, i zènqzent frenc...”.
Michele: “Non ce li ho spicci adesso, zio. Seimila bastano. Duemilacinque più milledue più milledue fanno quattromilaenove...”.
Edmeo: “Ci sicùr? E chi mél e zént frénc ad rést ad chi ei? E quant tai tir fòra i baiòc par me e Giorgio?”.
Giorgio: “Ba’, as dividém chi mél e zént frénc me e te, e pu’dop da Michele avem da’vé... donca... quatarz...”.
Edmeo (innervosito): GIORGIO STA ZÉT! FAI FE’ I CÙNT!”.
Michele tira fuori il computer portatile dall’ampia tasca del grande gilè e comincia a fare i conti. Tutti attendono con trepidazione il responso.
Michele: “Dunque, secondo i miei calcoli, dovete avere ottocento lire a testa. Cinquecentocinquanta subito, di resto, e poi devo dare io duecentocinquanta lire a ognuno”.
Totò: “Pure a me?”.
Michele: “No, a Giorgio e allo zio”.
Una volta chiarita la faccenda, gli animi si rasserenano. Anche Edmeo sembra soddisfatto. Totò raccoglie le seimila lire e si avvia a comperare i ghiaccioli.
Giorgio (ridestato di colpo dopo qualche attimo di torpore): “Totò! Totò! Aspetta! A me non mi va più il ghiacciolo normale! Io voglio... voglio il cucciolone!”.
Edmeo (rivolto a Giorgio): “STA ZÉT SUMÀR! AL’AVÉM ZÀ CONFALONE!”.
Michele (grattandosi la fronte): “Cucciolone, zio. Cuc-cio-lo-ne. È un gelato al biscotto con il cacao, lo zabaione e la panna”.
Edmeo: “Chiiii??”.
Nella sala riunioni torna per un attimo la confusione. Totò De Falco, sull’uscio della porta, cerca di richiamare l’attenzione dei presenti.
Totò: “Scusate... scusate tanto... ma... vedi Giorgio, il cucciolone è caro assai. Costa duemilaottociendo lire. Mi dovete dare più soldi”.
Giorgio (irretito): “Non se ne parla neanche! I soldi non ci sono. Devi fare con quello che hai. Vero ba’?”.
Edmeo (rivolto con fare minaccioso a Totò): “TE DE FALCO... TE... ME... TE... ME A TE AT CAZ VIA! CI SEMPRA DRÌA A DMANDÉ DI BAIÒC!”.
Totò (intimorito dallo sfogo presidenziale): “Ma scusate... abbiate pazienza... seimila lire non bastano. Con questi soldi posso prendere al massimo... che sò, un camillino, mica un cucciolone...”.
Edmeo (allarmato): “Chiii?!”.
Mentre Giorgio e Edmeo discutono senza comprendersi, poiché l’uno parla di gelati mentre l’altro di calciatori, e con Totò sull’uscio della porta in attesa delle decisioni dello staff, Michele tira di nuovo fuori il computer portatile per verificare se con seimila lire si possono acquistare un ghiacciolo normale, un calippo e un cucciolone. Dopo qualche minuto...
Michele: “Allora, farebbero seimiladuecento lire”.
Totò: “Appundo, e io ne tengo solo seimila”.
Michele: “Cazzo Totò, prova a tirare sul prezzo! At paghém par quest, no?! E poi, insomma, ne prendiamo tre in una volta, dico... Ci può anche fare bene!... Digli... digli che andiamo sempre da lui a prendere i croissant”.
Edmeo: “Chiii?! Sèl, un stranìr?!”.
Totò (preoccupato): “Ma il prezzo dei gelati è bloccato. Chillo è!”.
Giorgio (certo di avere appena avuto un’idea risolutiva): “Digli così, che se ci fa bene, poi gli riportiamo gli stecchini di legno”.
Totò: “E che ci fa cogli stecchini...?”.
Giorgio: “Con uno niente, ma quando ce ne ha molti li può vendere come legna da ardere. Vero ba’?”.
Edmeo: “Chi?!”.
Giorgio: “Legna da ardere”.
Edmeo (scoraggiato): “Giorgio... Lasciami stare”.
Totò (fra sé e sé): “Ma va fa mmuocche chi te stram...”.
Preso atto che la situazione è in una fase di empasse, tutti quanti, non sapendo che pesci pigliare, guardano in direzione di Edmeo, a cui spetta l’ultima parola su qualsiasi decisione.
Giorgio: “Alora ba’, cum’a fasém?... Me a vòi un cucciolone...”.
Edmeo (rivolto a Totò, sempre sull’uscio in attesa): “Quand t’arìv a là, fam ciamé da e barésta. Ai scor me”.
Totò, continuando a borbottare in napoletano stretto fra sé e sé, si avvia a trattare l’acquisto dei gelati. In sala per qualche minuto cala il silenzio. Appaiono tutti piuttosto provati dal summit.
Giorgio (rivolto a Michele): “Di’, te che cos’è che hai preso?”.
Michele: “Un calippo, perché?”.
Giorgio (pensieroso): “Osta però un calippo. Quasi quasi lo sapete che mi va anche a me un calippo. Di’, faccio in tempo a chiamare Totò o sarà già là? Quanto costa il calippo... più o meno del cucciolone? Quanto avete detto che costa il calippo?”.
Edmeo (assorto e scuro in volto): “Giorgio sta zét par piasé. Sta zét”.
Fine scena prima
Seconda Scena
Edmeo, Giorgio, Michele, e méral
William Shakespeare-cesenainbolgia
(Fregatene del copyright: se vuoi, stampa, fotocopia, diffondi questo articolo)
--------------------------------------------------------------------------------
"Siamo nel giusto agendo così? Cornoventraglia, per la nostra candela verde, chiederemo consiglio alla nostra coscienza. E’ là, in quella valigia coperta di ragnatele. Si vede bene che non ce ne serviamo molto spesso."
Alfred Jarry, Ubu cornuto
"Vengo dunque a dirti, a ordinarti e a intimarti che devi produrre ed esibire prontamente la tua finanza, altrimenti sarai massacrato."
Alfred Jarry, Ubu re
"Certo, non manca al Nero qualche inquietante problema, primo fra tutti quello del ruolo passivo svolto dall’Alfiere in c8. Si è tentato, a più riprese e in varie formulazioni, di sviluppare l’Alfiere c8 in a6 per cambiare così il pezzo nero meno efficiente; non sembra tuttavia che con ciò si elimini la depressione sulle case bianche che, in genere, il Nero è costretto a subire nella Difesa Francese."
Giorgio Porreca, Manuale teorico-pratico delle aperture (Mursia, Milano, 1971, 772 pgg.)
"Sta zét sumàr! Al’avém zà Confalone!"
Edmeo

 

CESENA IN BOLGIA

presenta

"TUTTI GLI UOMINI DEL PRESIDENTE"

 

 

 

Dramma in più atti

 

Restituito nella sua integrità

 

Qual'è stato rappresentato nel

 

Teatro di Corte Don Botticelli, Cesena

 

 

 

ATTO PRIMO

 

In cui nella sala riunioni del terzo piano della sede dell’A.C. Cesena si discute del futuro

 

 

 

 

 

Personaggi e interpreti:

 

EDMEO: Edmeo Lugaresi, presidente dell’A.C. Cesena.

 

GIORGIO: Giorgio Lugaresi, figlio di Edmeo, amministratore delegato dell’A.C. Cesena.

 

MICHELE: Michele Manuzzi, nipote di Edmeo, cugino di Giorgio, vicepresidente dell’A.C. Cesena.

 

TOTÒ: Francesco De Falco, direttore sportivo dell’A.C. Cesena.

 

E MÉRAL: il merlo, un pennuto appostato sul davanzale di una finestra aperta della stanza. In realtà si tratta di un sofisticato congegno elettronico-spia rivestito di piume e penne teleguidato dal sedicente “Forum”, organizzazione clandestina volta a rovesciare i Lugaresi in favore di potenti gruppi economici internazionali.

 

 

 

Scena Prima

 

Edmeo, Giorgio, Michele, Totò

 

 

 

Edmeo, Giorgio e Michele sono seduti attorno a un tavolo. Stanno discutendo di strategie di mercato. Defilato, Totò De Falco sta parlando al cellulare. Prima dello squillo del telefonino aveva proposto allo staff il nome di una giovane promessa di Napoli.

 

 

 

Edmeo: “De Falco, De Falco, du sìt? Va’ a cumpré un giazòl”.

 

Giorgio: “Ba’, De Falco ha detto ‘Cannavacciuolo’, non ‘ghiacciolo’”.

 

Edmeo: “Èeh...?! Sàl dèt?!”.

 

Totò (ha appena terminato la tefonata): “Ehm, presidende, scusa, io ho detto Cannavacciuolo, Can-na-vac-ciuo-lo. Sarebbe il figlio d’un mio cugino. Un bravo giuovane, sedicianni...”.

 

Edmeo: “Chiii?!”.

 

Giorgio: “Cannavacciuolo, ba’”.

 

Michele (diffidente): “E in che ruolo giocherebbe, questo Cannavacciuolo?”.

 

Totò: “Ah, chillo! Chillo gioca in tutt’i rùoli”.

 

Michele: “Come tutti?”.

 

Totò: “Tutti! Il centroavandi, l’ala, il mediano, il portiere, il magazziniere, l’accombagnadore, l’autista. Tutt’i rùoli”.

 

Michele (favorevolmente colpito dalla descrizione): “Però!... Te sadìt, Giorgio...”.

 

Giorgio: “Be’, quand’è così. In fondo ci ha sempre fatto spendere poco il cugino di De Falco. Insomma, se fa tutti i ruoli va bene. O no, ba’?”.

 

Edmeo (assorto e spazientito): “Giorgio sta zét par piasé. Sta zét”.

 

 

 

Squilla di nuovo il telefono cellulare di De Falco. È il cugino. De Falco gli comunica che in giornata verrà a prelevare il giovanissimo jolly. Infine saluta il parente.

 

 

 

Totò: “Vabbuo’, ci vediamo stasera Gennari’. Saluta Ciro, Andonio, Peppino e mammà. A presto”.

 

Totò (conclusa la tefonata): “Allora… mo’ lo vado a prendere, ’sto Cannavacciuolo...”.

 

 

 

Giorgio e Michele attendono la decisione di Edmeo.

 

 

 

Edmeo: “Sé Totò, va’, val a to’. Me al voi a l’amarena. No, no, a la fragola, al voi a la fragola. Il fa’ ancora e giazòl a la fragola?”.

 

 

 

Totò, Giorgio e Michele si scambiano un’occhiata. Sembrano sconsolati.

 

 

 

Giorgio: “Allora... ehm... io lo prendo alla menta. Te Michele?”.

 

Michele (preso in contropiede): “...dunque...”.

 

Edmeo (con fare deciso): “Ognuno paga per sé. Tirì fora i baiòc”.

 

 

 

Edmeo, Giorgio e Michele mettono sul tavolo duemila lire a testa, i soldi vengono contati un paio di volte e quindi consegnati a De Falco.

 

 

 

Edmeo (rivolto a De Falco): “Ve’ che i’è siméla frenc. A vòi e rést”.

 

Totò: “Sì, va buo’... fanno... seicento lire di resto, duecento cadauno”.

 

Edmeo: “ÈEEH! SA SÌT... SÈMO!? SIZÉNT FRENC?! PARCHÉ... QUANT’È COSTA ADÉS UN GIAZÒL?!”.

 

 

 

Momento di confusione. Tutti si guardano e formulano ipotesi sul prezzo dei ghiaccioli.

 

 

 

Giorgio: “Milleduecento”.

 

Totò: “Milleottociendo”.

 

Michele: “Il calippo costa duemilaecinque. Uno normale milledue o millecinque, dipende dove vai. Io voglio il calippo”.

 

Edmeo: “Alòra mét fòra duméla e méz, no duméla”.

 

Giorgio: “Io lo prendo normale. Alla menta. Devo avere ottocento lire di resto”.

 

Totò: “E... scusa Giorgio... ma se vado dove costa millecinqueciendo o milleottociendo?”.

 

Michele: “Oh, non andare mica a prenderli qui di sotto... qui di sotto costano di più. Vai nel bar di là dalla via Emilia”.

 

Edmeo: “Fa’ prest, ch’a ho séda. Michele, i baiòc, i zènqzent frenc...”.

 

Michele: “Non ce li ho spicci adesso, zio. Seimila bastano. Duemilacinque più milledue più milledue fanno quattromilaenove...”.

 

Edmeo: “Ci sicùr? E chi mél e zént frénc ad rést ad chi ei? E quant tai tir fòra i baiòc par me e Giorgio?”.

 

Giorgio: “Ba’, as dividém chi mél e zént frénc me e te, e pu’dop da Michele avem da’vé... donca... quatarz...”.

 

Edmeo (innervosito): GIORGIO STA ZÉT! FAI FE’ I CÙNT!”.

 

 

 

Michele tira fuori il computer portatile dall’ampia tasca del grande gilè e comincia a fare i conti. Tutti attendono con trepidazione il responso.

 

 

 

Michele: “Dunque, secondo i miei calcoli, dovete avere ottocento lire a testa. Cinquecentocinquanta subito, di resto, e poi devo dare io duecentocinquanta lire a ognuno”.

 

Totò: “Pure a me?”.

 

Michele: “No, a Giorgio e allo zio”.

 

 

 

Una volta chiarita la faccenda, gli animi si rasserenano. Anche Edmeo sembra soddisfatto. Totò raccoglie le seimila lire e si avvia a comperare i ghiaccioli.

 

 

 

Giorgio (ridestato di colpo dopo qualche attimo di torpore): “Totò! Totò! Aspetta! A me non mi va più il ghiacciolo normale! Io voglio... voglio il cucciolone!”.

 

Edmeo (rivolto a Giorgio): “STA ZÉT SUMÀR! AL’AVÉM ZÀ CONFALONE!”.

 

Michele (grattandosi la fronte): “Cucciolone, zio. Cuc-cio-lo-ne. È un gelato al biscotto con il cacao, lo zabaione e la panna”.

 

Edmeo: “Chiiii??”.

 

 

 

Nella sala riunioni torna per un attimo la confusione. Totò De Falco, sull’uscio della porta, cerca di richiamare l’attenzione dei presenti.

 

 

 

Totò: “Scusate... scusate tanto... ma... vedi Giorgio, il cucciolone è caro assai. Costa duemilaottociendo lire. Mi dovete dare più soldi”.

 

Giorgio (irretito): “Non se ne parla neanche! I soldi non ci sono. Devi fare con quello che hai. Vero ba’?”.

 

Edmeo (rivolto con fare minaccioso a Totò): “TE DE FALCO... TE... ME... TE... ME A TE AT CAZ VIA! CI SEMPRA DRÌA A DMANDÉ DI BAIÒC!”.

 

Totò (intimorito dallo sfogo presidenziale): “Ma scusate... abbiate pazienza... seimila lire non bastano. Con questi soldi posso prendere al massimo... che sò, un camillino, mica un cucciolone...”.

 

Edmeo (allarmato): “Chiii?!”.

 

 

 

Mentre Giorgio e Edmeo discutono senza comprendersi, poiché l’uno parla di gelati mentre l’altro di calciatori, e con Totò sull’uscio della porta in attesa delle decisioni dello staff, Michele tira di nuovo fuori il computer portatile per verificare se con seimila lire si possono acquistare un ghiacciolo normale, un calippo e un cucciolone. Dopo qualche minuto...

 

 

 

Michele: “Allora, farebbero seimiladuecento lire”.

 

Totò: “Appundo, e io ne tengo solo seimila”.

 

Michele: “Cazzo Totò, prova a tirare sul prezzo! At paghém par quest, no?! E poi, insomma, ne prendiamo tre in una volta, dico... Ci può anche fare bene!... Digli... digli che andiamo sempre da lui a prendere i croissant”.

 

Edmeo: “Chiii?! Sèl, un stranìr?!”.

 

Totò (preoccupato): “Ma il prezzo dei gelati è bloccato. Chillo è!”.

 

Giorgio (certo di avere appena avuto un’idea risolutiva): “Digli così, che se ci fa bene, poi gli riportiamo gli stecchini di legno”.

 

Totò: “E che ci fa cogli stecchini...?”.

 

Giorgio: “Con uno niente, ma quando ce ne ha molti li può vendere come legna da ardere. Vero ba’?”.

 

Edmeo: “Chi?!”.

 

Giorgio: “Legna da ardere”.

 

Edmeo (scoraggiato): “Giorgio... Lasciami stare”.

 

Totò (fra sé e sé): “Ma va fa mmuocche chi te stram...”.

 

 

 

Preso atto che la situazione è in una fase di empasse, tutti quanti, non sapendo che pesci pigliare, guardano in direzione di Edmeo, a cui spetta l’ultima parola su qualsiasi decisione.

 

 

 

Giorgio: “Alora ba’, cum’a fasém?... Me a vòi un cucciolone...”.

 

Edmeo (rivolto a Totò, sempre sull’uscio in attesa): “Quand t’arìv a là, fam ciamé da e barésta. Ai scor me”.

 

 

 

Totò, continuando a borbottare in napoletano stretto fra sé e sé, si avvia a trattare l’acquisto dei gelati. In sala per qualche minuto cala il silenzio. Appaiono tutti piuttosto provati dal summit.

 

 

 

Giorgio (rivolto a Michele): “Di’, te che cos’è che hai preso?”.

 

Michele: “Un calippo, perché?”.

 

Giorgio (pensieroso): “Osta però un calippo. Quasi quasi lo sapete che mi va anche a me un calippo. Di’, faccio in tempo a chiamare Totò o sarà già là? Quanto costa il calippo... più o meno del cucciolone? Quanto avete detto che costa il calippo?”.

 

Edmeo (assorto e scuro in volto): “Giorgio sta zét par piasé. Sta zét”.

 

 

 

Fine scena prima

 

 

Seconda Scena

Edmeo, Giorgio, Michele, e méral

 

 

 

William Shakespeare-cesenainbolgia 23/04/02

 

 

(Fregatene del copyright: se vuoi, stampa, fotocopia, diffondi questo articolo)

 

 

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"Siamo nel giusto agendo così? Cornoventraglia, per la nostra candela verde, chiederemo consiglio alla nostra coscienza. E’ là, in quella valigia coperta di ragnatele. Si vede bene che non ce ne serviamo molto spesso."


Alfred Jarry, Ubu cornuto



"Vengo dunque a dirti, a ordinarti e a intimarti che devi produrre ed esibire prontamente la tua finanza, altrimenti sarai massacrato."


Alfred Jarry, Ubu re



"Certo, non manca al Nero qualche inquietante problema, primo fra tutti quello del ruolo passivo svolto dall’Alfiere in c8. Si è tentato, a più riprese e in varie formulazioni, di sviluppare l’Alfiere c8 in a6 per cambiare così il pezzo nero meno efficiente; non sembra tuttavia che con ciò si elimini la depressione sulle case bianche che, in genere, il Nero è costretto a subire nella Difesa Francese."


Giorgio Porreca, Manuale teorico-pratico delle aperture (Mursia, Milano, 1971, 772 pgg.)



"Sta zét sumàr! Al’avém zà Confalone!"


Edmeo