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Rubriche - Il punto di due punti

G. LUGARESI VERSUS CORRIERE 10/07/02
La pratica di scrivere lettere ai giornali, soprattutto quando queste compaiono al di fuori degli spazi preposti a ospitarle e senza sollecitazioni da parte dei giornali stessi, è un segno di vitalità e di mobilitazione civica. E non si può che il Cesena non rappresenti un tema di discussione sugli organi d'informazione. Anzi, suddivendo i temi di rilevanza pubblica e classificandoli in base al numero di lettere spontanee giunte ai quotidiani, potremmo ben dire che le sorti del Cavalluccio stanno a cuore ai cesenati e ai romagnoli più di altre questioni generalmente ritenute - forse a ragione, forse no - più serie e importanti.
A parte i numerosi appelli di Forum, WSB e Centro Coordinamento Club, abbiamo archiviato infatti una ventina di lettere firmate da singoli o gruppi di tifosi pubblicate da Carlino e Corriere, ma altre ci saranno senz'altro sfuggite, come altre, probabilmente, non saranno state mai pubblicate. Queste lettere, che iniziano a comparire sui giornali nell'estate del 1999, all'indomani dell'addio di Cavasin e del primo (o uno dei primi) altolà di Edmeo Lugaresi agli imprenditori locali interessati a entrare in società, sono incentrate su un solo argomento: l'inadeguatezza o meno dell'A.C. Cesena a mantenere la squadra bianconera a livelli che le competono, e la necessità o meno di un'alternativa all'ultraventennale gestione Lugaresi.
Rendendo vacua e poco convincente l'osservazione che i dirigenti del Cesena hanno sempre opposto alle provocazioni, ma anche ai suggerimenti civili e alle pacate riflessioni, del Forum, cioè quella secondo cui lettere e volantini "non firmati" non sono meritevoli di risposta (salvo magari cercare contatti con i tifosi del Forum per vie tortuose e trasversali), vorremmo far notare che nessuna di queste numerose lettere, ritenute degne di pubblicazione dalle redazioni dei giornali, firmate con nomi e cognomi, ha mai ricevuto uno straccio di risposta da parte dei dirigenti stessi.
L'eccezione a questa regola vide protagonista il nostro Giorgio, l'uomo a cui non difettò un forzato entusiasmo e che oggi si ritrova - ahilui e ahinoi - a tragettare verso altri lidi, forse forestieri, il Cesena del post Edmeo. Ricordate il numero scorso di questa rubrica? (Vedi "Rubriche", "Il Punto di 2 punti", "La controparte maldestra di Edmeo".) Si parlava del feeling tra "l'uomo nuovo del Cesena" e la stampa locale, e della pagina-spot del Corriere firmata da Roberto Chiesa, a suggellare il credito che i mezzi d'informazione vollero offrire al figlio di Edmeo. Ebbene un mese dopo il feeling si era già rotto, e da allora, a parte i casi in cui Giorgio ha giudicato proficuo disporre di un banco per esporre la merce in piazza, l'amministratore delegato del Cesena è per i giornalisti il Signor no comment. ("Lui del Cesena non parla" , osservò in un inciso, pochi mesi fa, Burioli sul Corriere.), mentre a loro volta i giornalisti, secondo l'amministratore delegato - a detta di un frequentatore del forum che "si fa" i capelli dallo stesso barbiere di Giorgio -, " non capiscono un c...".
L'occasione che vide per la prima volta un dirigente del Cesena rispondere a una lettera di un tifoso, fu anche l'occasione della prima scintilla polemica fra Giorgio e la stampa, e tanto bastò per ripristinare, in merito ai rapporti tra A.C. Cesena e tifoseria, lo statu quo ante. Giorgio, detto altrimenti, per un bel pezzo si ammutolì. Il fortunato sostenitore bianconero a cui fu concessa risposta si firmò "Filippo Grassi, un tifoso trentennale", e la sua lettera, datata 18 agosto 2000, specchio di tante altre, cominciava così: "Fino a quale serie si dorvà scendere perché questa dirigenza, priva di rispetto per i tifosi e la cittadinanza, decida di farsi da parte cedendo quella che era una società di calcio, e ora è un'agenzia di mediazione per la vendita di giocatori? Negli ultimi anni sono state fatte scelte tecniche scellerate con il solo obiettivo di incassare il prima possibile acquistando perlopiù giocatori svincolati e senza futuro. Visto a posteriori, il ritorno in B nel 1999, con il conseguente arrivo di denaro dalle televisioni e dalla Lega, è stata una sventura, dato che sembrava che Lugaresi e il suo clan fossero disposti a vendere". Grassi continuava criticando il ricorso al Tar per il caso Ravenna ("potrebbe avere conseguenze negative") e la bizzarra idea delle divise nere ( "La maglia nera la dovrebbero indossare per primi i dirigenti").
La replica di Giorgio, l'unica - ripetiamo - della dirigenza in questi anni se si escludono le mitragliate di insulti piovute sul Forum, data 23 agosto 2000. In essa l'amministratore delegato dubita della fede sportiva del "sig. Filippo Grassi", giudica ogni sua affermazione falsa, afferma che molte persone manifestano ai Lugaresi "il loro apprezzamento in diverse occasioni" (chissà chi? Forse Giulio Benedetti. Eravamo freschi di retrocessione per la seconda volta in C1) e si lancia quindi in un lungo elenco dei collaboratori "regolarmente" stipendiati dall'A.C. Cesena, dai dirigenti ai magazzinieri, a dimostrazione della devozione dei Lugaresi alle esigenze di bilancio, aggiungendo che "l'oculatezza e la serietà della gestione economica del Cesena Calcio è riconosciuta in tutta Italia" (in merito all'infinita ma legittima filippica dei "conti in regola", giustificazione degli insuccessi sportivi e della cessione di tanti campioni in erba, perdoneremo mai ai Lugaresi il fatto che i dieci o dodici miliardi di debiti accumulati da una società che ne vale la metà, stanno costituendo un serio ostacolo al passaggio del sodalizio nelle mani delle più prestigiose imprese della città?).
Riguardo alla critica per il ricorso al Tar, la risposta di Giorgio è piccata e intrisa di retorica: "Lei ci dice anche che il ricorso al Tar è veramente inopportuno. Bene. Teme ripercussioni arbitrali durante il campionato? Quindi, caro sig. Grassi, lei sceglierebbe di tacere, di accettare passivamente qualsiasi sopruso e nefandezze pur di coltivare in santa pace il proprio orticello. Complimenti. Mi congratulo con lei. Ma non capisce che è giusto difendere l'onesto lavoro dei nostri collaboratori, il sacrificio dei nostri ragazzi che sono i vostri figli, l'entusiasmo e il credo dei nostri tifosi. Non capisce che la cittadinanza, che lei chiama in causa, se lo aspetta?"
Veniamo ora all'incipit della lunga lettera di Giorgio, la parte che qui ci interessa, poiché, in barba allo zelo di Roberto Chiesa speso nel promuovere presso i lettori il Cesena di Giorgio (una "Ferrari col Tazzio alla guida"), l'amministratore delegato bacchetta il Corriere sulle dita: "Ho letto con molto rammarico la pubblicazione di una lettera di un presunto tifoso trentennale del Cesena, che fa critiche gratuite e prive di riscontri oggettivi alla società e alle persone che la gestiscono da anni. Non condivido la scelta editoriale del vostro giornale di pubblicare qualsiasi lettera vi pervenga senza farne prima un'analisi selettiva, perché non dando nessun tipo di risposta a chi vi scrive risultate concordi nelle critiche che ci sono mosse".
Di seguito, riportiamo per intero una replica di Davide Buratti, della redazione del Corriere Cesena, all'osservazione di Giorgio, pubblicata nella stessa pagina del giornale: "Ci dispiace che Giorgio Lugaresi non condivida la nostra linea editoriale. Però riteniamo che fare un'analisi selettiva delle lettere da pubblicare non corrisponderebbe a quella garanzia di pluralismo che il Corriere Cesena vuole garantire. Fare un giornale per gli amici degli amici o dare spazio solo ai presidenti o ai dirigenti non fa parte del nostro modo di intendere questo lavoro. Ci sono, come nel caso specifico, anche dei tifosi critici che hanno tutto il diritto di esprimere il loro pensiero. Non tutti possono essere soddisfatti. E' vero, come lei dice, che la società bianconera è un modello in Italia e come tale va considerata. Ma è altrettanto vero che pur essendo un sodalizio che va preso ad esempio ha anche delle responsabilità. Se così non fosse non ci sarebbero state due retrocessioni in serie C nel giro degli ultimi quattro anni. Cesena deve essere grata alla famiglia Lugaresi per quello che ha fatto nel mondo dello sport. Ma questo, egregio Giorgio, non vuol dire non esercitare il diritto di critica. Anzi, se questa critica fosse stata più forte nel corso dello scorso campionato forse una retrocessione che ha dell'incredibile poteva essere evitata".
Giorgio allora non riuscì a comprendere il senso di quanto gli venne detto e, a scanso di noie e di equivoci, lasciò perdere senza pensarci due volte le public relations (gli sarebbe subentrato nell'arduo compito, un anno tondo dopo, Michele Manuzzi, che vestì i panni per quasi un campionato intero dell'"uomo nuovo nuovo").
Ma c'è un altro elemento da estrapolare nelle parole di Buratti, un elemento che, a sapere leggere come si deve, è un autogol del Corriere. La frase in questione è l'ultima, che riproponiamo: "Se questa critica fosse stata più forte nel corso dello scorso campionato forse una retrocessione che ha dell'incredibile poteva essere evitata". Anche sulla corresponsabilità della stampa nella crisi del calcio a Cesena, tema ampiamente dibattuto sui forum dei tifosi bianconeri, torneremo. Intanto prepariamoci a leggere le solite, noiose celebrazioni ai Garrone di turno, senza aspettarci, come sempre o quasi, che gli umori, le perplessità, gli auspici di noi tifosi siano colti, e trovino rappresentanza, sulle colonne delle pagine sportive dei nostri quotidiani locali.
Capitan Romagna
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Lucide magnolie specchiavano il lume delle prime gemme tremanti nel cielo: ma le ombre, frammezzo tutte le piante, si facevano nere. / La moltitudine delle piante pareva raccogliersi nell'orazione, siccome del giorno conchiuso doveva darsi grazie ad Alcuno, a Chi ha disegnato gli eventi, il nero dei monti dentro la infinità buia della notte. Gli alti alberi, immersi più nella notte, pensavano per primi. E gli arbusti, poi, e gli alberi giovani, che ancora sono compagni delle erbe e ne aspirano da presso il malioso profumo: e le erbe folte e i cespi con turgidi fiori e tutti gli steli frammisti dell'arborea semenza riprendevano ancora quel pensiero che i grandi avevano inizialmente proposto. / Non sembrava possibile rompere la meravigliosa unità di quel conoscere, la purità silente e stupita della comune preghiera. Quelle nature adempivano interamente e sempre alla lor legge, vivevano attrici, in se medesime, di un'unica legge: che è la loro unica vita.
Carlo Emilio Gadda, Notte di luna

La pratica di scrivere lettere ai giornali, soprattutto quando queste compaiono al di fuori degli spazi preposti a ospitarle e senza sollecitazioni da parte dei giornali stessi, è un segno di vitalità e di mobilitazione civica. E non si può che il Cesena non rappresenti un tema di discussione sugli organi d'informazione. Anzi, suddivendo i temi di rilevanza pubblica e classificandoli in base al numero di lettere spontanee giunte ai quotidiani, potremmo ben dire che le sorti del Cavalluccio stanno a cuore ai cesenati e ai romagnoli più di altre questioni generalmente ritenute - forse a ragione, forse no - più serie e importanti.

A parte i numerosi appelli di Forum, WSB e Centro Coordinamento Club, abbiamo archiviato infatti una ventina di lettere firmate da singoli o gruppi di tifosi pubblicate da Carlino e Corriere, ma altre ci saranno senz'altro sfuggite, come altre, probabilmente, non saranno state mai pubblicate. Queste lettere, che iniziano a comparire sui giornali nell'estate del 1999, all'indomani dell'addio di Cavasin e del primo (o uno dei primi) altolà di Edmeo Lugaresi agli imprenditori locali interessati a entrare in società, sono incentrate su un solo argomento: l'inadeguatezza o meno dell'A.C. Cesena a mantenere la squadra bianconera a livelli che le competono, e la necessità o meno di un'alternativa all'ultraventennale gestione Lugaresi.

 

Rendendo vacua e poco convincente l'osservazione che i dirigenti del Cesena hanno sempre opposto alle provocazioni, ma anche ai suggerimenti civili e alle pacate riflessioni, del Forum, cioè quella secondo cui lettere e volantini "non firmati" non sono meritevoli di risposta (salvo magari cercare contatti con i tifosi del Forum per vie tortuose e trasversali), vorremmo far notare che nessuna di queste numerose lettere, ritenute degne di pubblicazione dalle redazioni dei giornali, firmate con nomi e cognomi, ha mai ricevuto uno straccio di risposta da parte dei dirigenti stessi.

 

L'eccezione a questa regola vide protagonista il nostro Giorgio, l'uomo a cui non difettò un forzato entusiasmo e che oggi si ritrova - ahilui e ahinoi - a tragettare verso altri lidi, forse forestieri, il Cesena del post Edmeo. Ricordate il numero scorso di questa rubrica? (Vedi "Rubriche", "Il Punto di 2 punti", "La controparte maldestra di Edmeo".) Si parlava del feeling tra "l'uomo nuovo del Cesena" e la stampa locale, e della pagina-spot del Corriere firmata da Roberto Chiesa, a suggellare il credito che i mezzi d'informazione vollero offrire al figlio di Edmeo. Ebbene un mese dopo il feeling si era già rotto, e da allora, a parte i casi in cui Giorgio ha giudicato proficuo disporre di un banco per esporre la merce in piazza, l'amministratore delegato del Cesena è per i giornalisti il Signor no comment. ("Lui del Cesena non parla" , osservò in un inciso, pochi mesi fa, Burioli sul Corriere.), mentre a loro volta i giornalisti, secondo l'amministratore delegato - a detta di un frequentatore del forum che "si fa" i capelli dallo stesso barbiere di Giorgio -, " non capiscono un c...".

 

L'occasione che vide per la prima volta un dirigente del Cesena rispondere a una lettera di un tifoso, fu anche l'occasione della prima scintilla polemica fra Giorgio e la stampa, e tanto bastò per ripristinare, in merito ai rapporti tra A.C. Cesena e tifoseria, lo statu quo ante. Giorgio, detto altrimenti, per un bel pezzo si ammutolì. Il fortunato sostenitore bianconero a cui fu concessa risposta si firmò "Filippo Grassi, un tifoso trentennale", e la sua lettera, datata 18 agosto 2000, specchio di tante altre, cominciava così: "Fino a quale serie si dorvà scendere perché questa dirigenza, priva di rispetto per i tifosi e la cittadinanza, decida di farsi da parte cedendo quella che era una società di calcio, e ora è un'agenzia di mediazione per la vendita di giocatori? Negli ultimi anni sono state fatte scelte tecniche scellerate con il solo obiettivo di incassare il prima possibile acquistando perlopiù giocatori svincolati e senza futuro. Visto a posteriori, il ritorno in B nel 1999, con il conseguente arrivo di denaro dalle televisioni e dalla Lega, è stata una sventura, dato che sembrava che Lugaresi e il suo clan fossero disposti a vendere". Grassi continuava criticando il ricorso al Tar per il caso Ravenna ("potrebbe avere conseguenze negative") e la bizzarra idea delle divise nere ( "La maglia nera la dovrebbero indossare per primi i dirigenti").

 

La replica di Giorgio, l'unica - ripetiamo - della dirigenza in questi anni se si escludono le mitragliate di insulti piovute sul Forum, data 23 agosto 2000. In essa l'amministratore delegato dubita della fede sportiva del "sig. Filippo Grassi", giudica ogni sua affermazione falsa, afferma che molte persone manifestano ai Lugaresi "il loro apprezzamento in diverse occasioni" (chissà chi? Forse Giulio Benedetti. Eravamo freschi di retrocessione per la seconda volta in C1) e si lancia quindi in un lungo elenco dei collaboratori "regolarmente" stipendiati dall'A.C. Cesena, dai dirigenti ai magazzinieri, a dimostrazione della devozione dei Lugaresi alle esigenze di bilancio, aggiungendo che "l'oculatezza e la serietà della gestione economica del Cesena Calcio è riconosciuta in tutta Italia" (in merito all'infinita ma legittima filippica dei "conti in regola", giustificazione degli insuccessi sportivi e della cessione di tanti campioni in erba, perdoneremo mai ai Lugaresi il fatto che i dieci o dodici miliardi di debiti accumulati da una società che ne vale la metà, stanno costituendo un serio ostacolo al passaggio del sodalizio nelle mani delle più prestigiose imprese della città?).

 

Riguardo alla critica per il ricorso al Tar, la risposta di Giorgio è piccata e intrisa di retorica: "Lei ci dice anche che il ricorso al Tar è veramente inopportuno. Bene. Teme ripercussioni arbitrali durante il campionato? Quindi, caro sig. Grassi, lei sceglierebbe di tacere, di accettare passivamente qualsiasi sopruso e nefandezze pur di coltivare in santa pace il proprio orticello. Complimenti. Mi congratulo con lei. Ma non capisce che è giusto difendere l'onesto lavoro dei nostri collaboratori, il sacrificio dei nostri ragazzi che sono i vostri figli, l'entusiasmo e il credo dei nostri tifosi. Non capisce che la cittadinanza, che lei chiama in causa, se lo aspetta?"

 

Veniamo ora all'incipit della lunga lettera di Giorgio, la parte che qui ci interessa, poiché, in barba allo zelo di Roberto Chiesa speso nel promuovere presso i lettori il Cesena di Giorgio (una "Ferrari col Tazzio alla guida"), l'amministratore delegato bacchetta il Corriere sulle dita: "Ho letto con molto rammarico la pubblicazione di una lettera di un presunto tifoso trentennale del Cesena, che fa critiche gratuite e prive di riscontri oggettivi alla società e alle persone che la gestiscono da anni. Non condivido la scelta editoriale del vostro giornale di pubblicare qualsiasi lettera vi pervenga senza farne prima un'analisi selettiva, perché non dando nessun tipo di risposta a chi vi scrive risultate concordi nelle critiche che ci sono mosse".

 

Di seguito, riportiamo per intero una replica di Davide Buratti, della redazione del Corriere Cesena, all'osservazione di Giorgio, pubblicata nella stessa pagina del giornale: "Ci dispiace che Giorgio Lugaresi non condivida la nostra linea editoriale. Però riteniamo che fare un'analisi selettiva delle lettere da pubblicare non corrisponderebbe a quella garanzia di pluralismo che il Corriere Cesena vuole garantire. Fare un giornale per gli amici degli amici o dare spazio solo ai presidenti o ai dirigenti non fa parte del nostro modo di intendere questo lavoro. Ci sono, come nel caso specifico, anche dei tifosi critici che hanno tutto il diritto di esprimere il loro pensiero. Non tutti possono essere soddisfatti. E' vero, come lei dice, che la società bianconera è un modello in Italia e come tale va considerata. Ma è altrettanto vero che pur essendo un sodalizio che va preso ad esempio ha anche delle responsabilità. Se così non fosse non ci sarebbero state due retrocessioni in serie C nel giro degli ultimi quattro anni. Cesena deve essere grata alla famiglia Lugaresi per quello che ha fatto nel mondo dello sport. Ma questo, egregio Giorgio, non vuol dire non esercitare il diritto di critica. Anzi, se questa critica fosse stata più forte nel corso dello scorso campionato forse una retrocessione che ha dell'incredibile poteva essere evitata".

 

Giorgio allora non riuscì a comprendere il senso di quanto gli venne detto e, a scanso di noie e di equivoci, lasciò perdere senza pensarci due volte le public relations (gli sarebbe subentrato nell'arduo compito, un anno tondo dopo, Michele Manuzzi, che vestì i panni per quasi un campionato intero dell'"uomo nuovo nuovo").

 

Ma c'è un altro elemento da estrapolare nelle parole di Buratti, un elemento che, a sapere leggere come si deve, è un autogol del Corriere. La frase in questione è l'ultima, che riproponiamo: "Se questa critica fosse stata più forte nel corso dello scorso campionato forse una retrocessione che ha dell'incredibile poteva essere evitata". Anche sulla corresponsabilità della stampa nella crisi del calcio a Cesena, tema ampiamente dibattuto sui forum dei tifosi bianconeri, torneremo. Intanto prepariamoci a leggere le solite, noiose celebrazioni ai Garrone di turno, senza aspettarci, come sempre o quasi, che gli umori, le perplessità, gli auspici di noi tifosi siano colti, e trovino rappresentanza, sulle colonne delle pagine sportive dei nostri quotidiani locali.

 

 

 

Capitan Romagna  10/07/02

 

 

 

 

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Lucide magnolie specchiavano il lume delle prime gemme tremanti nel cielo: ma le ombre, frammezzo tutte le piante, si facevano nere. / La moltitudine delle piante pareva raccogliersi nell'orazione, siccome del giorno conchiuso doveva darsi grazie ad Alcuno, a Chi ha disegnato gli eventi, il nero dei monti dentro la infinità buia della notte. Gli alti alberi, immersi più nella notte, pensavano per primi. E gli arbusti, poi, e gli alberi giovani, che ancora sono compagni delle erbe e ne aspirano da presso il malioso profumo: e le erbe folte e i cespi con turgidi fiori e tutti gli steli frammisti dell'arborea semenza riprendevano ancora quel pensiero che i grandi avevano inizialmente proposto. / Non sembrava possibile rompere la meravigliosa unità di quel conoscere, la purità silente e stupita della comune preghiera. Quelle nature adempivano interamente e sempre alla lor legge, vivevano attrici, in se medesime, di un'unica legge: che è la loro unica vita.


Carlo Emilio Gadda, Notte di luna