Rubriche - Il punto di due punti

 

UN BAVAGLIO PER PAPA' EDMEO 07/08/02
L'esperienza degli ultimi anni di C1 ci porta ad affermare che, per salire di categoria, occorre almeno uno dei seguenti ingredienti: un gioco brillante ed efficace in grado di supplire a eventuali carenze tecniche (fu il caso del Modena di due anni fa e, prima del Modena, di Alzano e Siena); una rosa superiore per qualità e alternative rispetto a quella delle avversarie o la possibilità di schierare in ruoli chiave dei leader motivati (vedi per esempio il Cesena di Gadda e Agostini, il Como che contese il primo posto al Modena, o il Livorno di Protti, Piovani e Ruotolo, fresco di promozione); infine, in altri casi, un'abbondante dose di fortuna (senza nulla togliere ai meriti della bella e umile Triestina, i rossoalabardati lo scorso campionato hanno pescato il jolly superando ai playoff squadre meglio piazzate nella "regular season", come la quadrata Lucchese di D'arrigo e lo Spezia di Mandorlini, l'undici più spettacolare e meritevole di salire del girone).
Non potendo contare su nulla di tutto ciò, difficilmente il Cesena poteva lo scorso anno aspirare alla B, e se aggiungiamo a tali handicap i numeri circensi di una società al capolinea, paragonabile a un cerbero a più teste brancolante in una fitta nebbia; e il fatto che l'allenatore, inviso a Edmeo Lugaresi, già ad agosto aveva un piede nella fossa, alla fin fine il centro classifica finale si è rivelato, oltre che l'ennesimo insuccesso sportivo, un male minore (ricordate? A tre giornate dalla fine cominciammo a fare i conti preoccupati della vicinanza ai playout, benedicendo il fatto che il tracollo fisico e psicologico fosse arrivato relativamente tardi).
C'è un altro elemento da cui non si può prescindere in vista del successo finale: uno spogliatoio compatto, convinto e motivato, capace di sacrificio e di mantenere il giusto equilibrio nervoso fino a giugno, senza disunirsi anche a fronte dei momenti di crisi e delle fisiologiche difficoltà. Oggi, più che sul potenziale tecnico del nuovo Cesena, i tifosi confidano nel lavoro del "motivatore" Iachini e si augurano che il nuovo mister sappia infondere ai suoi uomini quelle doti di trascinatore e di combattente che lo fecero apprezzare da giocatore. La prima fase della preparazione (posto che ad agosto tutti i "gruppi" sono "eccezionali") ha rafforzato la fiducia in questo auspicio, ma non va dimenticato quello che è accaduto negli ultimi tre anni, quando il Cesena ha retto per un po', salvo poi sfilacciarsi, andando puntualmente incontro a delusioni cocenti. Esiti non figli del caso, almeno per chi crede che senza una società ordinata e solida nella struttura e nei programmi (nel "futuro" ) e autorevolmente rappresentata, finché le cose girano bene, bene, ma se le cose cominciano a mettersi male, allora capita che i giocatori mollino. Travolgendo i Nicoletti, i Tazzioli, i Ferrario, i De Vecchi, i Cuttone di turno (vedi L'effetto piadina a rovescio, in cesenainbolgia, "Il punto di due punti").
E' proprio la capacità del gruppo di arrivare fino in fondo sul piano fisico, ma soprattutto su quello "morale", a rappresentare la prova del nove che ci farà capire se le cose a Cesena possano cambiare e stiano davvero cambiando. E a questo proposito ci permettiamo di dare un consiglio provocatorio e bonario al nostro "nemico" Giorgio Lugaresi, a cui peraltro auguriamo il più pieno successo nella sua lenta, complessa e ambiziosa impresa di traghettare il Cesena verso altri lidi e un'altra società, che vorremmo espressione del talento imprenditoriale e manageriale di questa parte d'Italia; ci permettiamo di suggerire a Giorgio Lugaresi di applicare un cerotto sulla bocca di papà Edmeo e, per maggiore cautela, provvedere a fissarlo con tre giri di stoffa, stringendo quindi il bavaglio all'altezza della nuca con un nodo scorsoio o a bocca di lupo (i più sicuri). Non vorremmo infatti leggere, una bella mattina, dichiarazioni di Edmeo secondo il quale il tal giocatore dovrebbe giocare più avanti, il tal altro più indietro, e lamentele e critiche e appunti di tal fatta. Non si tratta qui di ostracismo vendicativo nei confronti del vecchio presidente; si tratta dell'oggettività della seguente tesi, ben supportata dai fatti: le esternazioni di Edmeo Lugaresi, quando queste si indirizzano all'operato dell'allenatore, sono gravide di conseguenze nefaste. Vuoi per ragioni cabalistiche o astrali, vuoi per ragioni che si rifanno alla più elementare psicologia dei gruppi, tali critiche preludono a periodi di smarrimento e sfiducia nel (scriverebbe Gadda) "campo ambiente", propiziando infine, presto o tardi, l'evento che inizia da tutti a essere atteso: il rotolare nel cesto della testa del mister. E poco conta, a fronte del campo di forze generato da Edmeo, che la testa sia ben piantata sul corpo di un corazziere qual è Beppe Iachini.
Sulla rosa del nuovo Cesena, infine, ci limitiamo per ora a osservare che ci sembra inferiore a quella di quattro o cinque avversarie, ma che il gap può essere colmato, oltre che da un paio di innesti, dall'autorevolezza che deriva dalla chiarezza e dal rispetto dei ruoli in società, e dalle prospettive future della società stessa, poiché è questo che infonde fiducia e forza all'allenatore, responsabile della gestione del gruppo e del raggiungimento dei traguardi sportivi. Da cui l'ingrato compito appena affidato a Giorgio: quello di incerottare e imbavagliare (metaforicamente, s'intende) il pericoloso papà.
Marco – cesenainbolgia
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La Menegazzi, come tutte le donne sole in casa, trascorreva le ore in uno stato di angustia o per lo meno di dubitosa e tormentata aspettativa. Da un po' di tempo quel suo perenne pavore nei confronti del trillo del campanello s'era intellettualizzato in un complesso di immagini e di figurazioni ossedenti: uomini mascherati, in primo piano, e con le suole di feltro ai piedi; repentine per quanto tacite irruzioni in anticamera; martellate in capo o strangolamento a mano, o mediante appropriata cordicella, eventualmente preceduto da "servizzie": idea o parola, questa, che la riempiva di un orgasmo indicibile. Angosce e fantasie miste: con il commento, magari, d'un batticuore improvviso, per un improvviso crac, nel buio, di un qualche armadio più stagionato degli altri: comunque, anticipato cupidamente all'evento. Il quale, dài e dài, non poté a meno, alfine, di arrivare davvero anche lui. La lunga attesa dell'aggressione a domicilio, pensò Ingravallo, era divenuta coazione: non tanto a lei e a' suoi atti e pensieri, di vittima già ipotecata, quanto coazione al destino, al "campo di forze" del destino. La prefigurazione d' 'o fattacce s'era dovuta evolvere a predisposizione storica: aveva agito: non pure sulla psiche della derubanda-iugulanda-sevizianda, quando anche sul "campo" ambiente, sul campo delle tensioni psichiche esterne. Perché Ingravallo, similmente a certi nostri filosofi, attribuiva un'anima, anzi un'animaccia porca, a quel sistema di forze e di probabilità che circonda ogni creatura umana, e che si suol chiamare destino. In parole povere, la gran paura le aveva portato scarogna, alla Menegazzi. Il pensiero dominante, a ogni trillo, soleva coagularsi in quel "chi è?", belato o raglio abituale d'ogni reclusa che i mesti lari non arrivino a proteggere. In lei era una gemebonda antifona al trillo, alle più casalinghe istanze del campanello.
Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana

L'esperienza degli ultimi anni di C1 ci porta ad affermare che, per salire di categoria, occorre almeno uno dei seguenti ingredienti: un gioco brillante ed efficace in grado di supplire a eventuali carenze tecniche (fu il caso del Modena di due anni fa e, prima del Modena, di Alzano e Siena); una rosa superiore per qualità e alternative rispetto a quella delle avversarie o la possibilità di schierare in ruoli chiave dei leader motivati (vedi per esempio il Cesena di Gadda e Agostini, il Como che contese il primo posto al Modena, o il Livorno di Protti, Piovani e Ruotolo, fresco di promozione); infine, in altri casi, un'abbondante dose di fortuna (senza nulla togliere ai meriti della bella e umile Triestina, i rossoalabardati lo scorso campionato hanno pescato il jolly superando ai playoff squadre meglio piazzate nella "regular season", come la quadrata Lucchese di D'arrigo e lo Spezia di Mandorlini, l'undici più spettacolare e meritevole di salire del girone).

Non potendo contare su nulla di tutto ciò, difficilmente il Cesena poteva lo scorso anno aspirare alla B, e se aggiungiamo a tali handicap i numeri circensi di una società al capolinea, paragonabile a un cerbero a più teste brancolante in una fitta nebbia; e il fatto che l'allenatore, inviso a Edmeo Lugaresi, già ad agosto aveva un piede nella fossa, alla fin fine il centro classifica finale si è rivelato, oltre che l'ennesimo insuccesso sportivo, un male minore (ricordate? A tre giornate dalla fine cominciammo a fare i conti preoccupati della vicinanza ai playout, benedicendo il fatto che il tracollo fisico e psicologico fosse arrivato relativamente tardi).

 

C'è un altro elemento da cui non si può prescindere in vista del successo finale: uno spogliatoio compatto, convinto e motivato, capace di sacrificio e di mantenere il giusto equilibrio nervoso fino a giugno, senza disunirsi anche a fronte dei momenti di crisi e delle fisiologiche difficoltà. Oggi, più che sul potenziale tecnico del nuovo Cesena, i tifosi confidano nel lavoro del "motivatore" Iachini e si augurano che il nuovo mister sappia infondere ai suoi uomini quelle doti di trascinatore e di combattente che lo fecero apprezzare da giocatore. La prima fase della preparazione (posto che ad agosto tutti i "gruppi" sono "eccezionali") ha rafforzato la fiducia in questo auspicio, ma non va dimenticato quello che è accaduto negli ultimi tre anni, quando il Cesena ha retto per un po', salvo poi sfilacciarsi, andando puntualmente incontro a delusioni cocenti. Esiti non figli del caso, almeno per chi crede che senza una società ordinata e solida nella struttura e nei programmi (nel "futuro" ) e autorevolmente rappresentata, finché le cose girano bene, bene, ma se le cose cominciano a mettersi male, allora capita che i giocatori mollino. Travolgendo i Nicoletti, i Tazzioli, i Ferrario, i De Vecchi, i Cuttone di turno (vedi L'effetto piadina a rovescio, in cesenainbolgia, "Il punto di due punti").

 

E' proprio la capacità del gruppo di arrivare fino in fondo sul piano fisico, ma soprattutto su quello "morale", a rappresentare la prova del nove che ci farà capire se le cose a Cesena possano cambiare e stiano davvero cambiando. E a questo proposito ci permettiamo di dare un consiglio provocatorio e bonario al nostro "nemico" Giorgio Lugaresi, a cui peraltro auguriamo il più pieno successo nella sua lenta, complessa e ambiziosa impresa di traghettare il Cesena verso altri lidi e un'altra società, che vorremmo espressione del talento imprenditoriale e manageriale di questa parte d'Italia; ci permettiamo di suggerire a Giorgio Lugaresi di applicare un cerotto sulla bocca di papà Edmeo e, per maggiore cautela, provvedere a fissarlo con tre giri di stoffa, stringendo quindi il bavaglio all'altezza della nuca con un nodo scorsoio o a bocca di lupo (i più sicuri). Non vorremmo infatti leggere, una bella mattina, dichiarazioni di Edmeo secondo il quale il tal giocatore dovrebbe giocare più avanti, il tal altro più indietro, e lamentele e critiche e appunti di tal fatta. Non si tratta qui di ostracismo vendicativo nei confronti del vecchio presidente; si tratta dell'oggettività della seguente tesi, ben supportata dai fatti: le esternazioni di Edmeo Lugaresi, quando queste si indirizzano all'operato dell'allenatore, sono gravide di conseguenze nefaste. Vuoi per ragioni cabalistiche o astrali, vuoi per ragioni che si rifanno alla più elementare psicologia dei gruppi, tali critiche preludono a periodi di smarrimento e sfiducia nel (scriverebbe Gadda) "campo ambiente", propiziando infine, presto o tardi, l'evento che inizia da tutti a essere atteso: il rotolare nel cesto della testa del mister. E poco conta, a fronte del campo di forze generato da Edmeo, che la testa sia ben piantata sul corpo di un corazziere qual è Beppe Iachini.

 

Sulla rosa del nuovo Cesena, infine, ci limitiamo per ora a osservare che ci sembra inferiore a quella di quattro o cinque avversarie, ma che il gap può essere colmato, oltre che da un paio di innesti, dall'autorevolezza che deriva dalla chiarezza e dal rispetto dei ruoli in società, e dalle prospettive future della società stessa, poiché è questo che infonde fiducia e forza all'allenatore, responsabile della gestione del gruppo e del raggiungimento dei traguardi sportivi. Da cui l'ingrato compito appena affidato a Giorgio: quello di incerottare e imbavagliare (metaforicamente, s'intende) il pericoloso papà.

 

 

 

Marco – cesenainbolgia  07/08/02

 

 

 

 

 

 

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La Menegazzi, come tutte le donne sole in casa, trascorreva le ore in uno stato di angustia o per lo meno di dubitosa e tormentata aspettativa. Da un po' di tempo quel suo perenne pavore nei confronti del trillo del campanello s'era intellettualizzato in un complesso di immagini e di figurazioni ossedenti: uomini mascherati, in primo piano, e con le suole di feltro ai piedi; repentine per quanto tacite irruzioni in anticamera; martellate in capo o strangolamento a mano, o mediante appropriata cordicella, eventualmente preceduto da "servizzie": idea o parola, questa, che la riempiva di un orgasmo indicibile. Angosce e fantasie miste: con il commento, magari, d'un batticuore improvviso, per un improvviso crac, nel buio, di un qualche armadio più stagionato degli altri: comunque, anticipato cupidamente all'evento. Il quale, dài e dài, non poté a meno, alfine, di arrivare davvero anche lui. La lunga attesa dell'aggressione a domicilio, pensò Ingravallo, era divenuta coazione: non tanto a lei e a' suoi atti e pensieri, di vittima già ipotecata, quanto coazione al destino, al "campo di forze" del destino. La prefigurazione d' 'o fattacce s'era dovuta evolvere a predisposizione storica: aveva agito: non pure sulla psiche della derubanda-iugulanda-sevizianda, quando anche sul "campo" ambiente, sul campo delle tensioni psichiche esterne. Perché Ingravallo, similmente a certi nostri filosofi, attribuiva un'anima, anzi un'animaccia porca, a quel sistema di forze e di probabilità che circonda ogni creatura umana, e che si suol chiamare destino. In parole povere, la gran paura le aveva portato scarogna, alla Menegazzi. Il pensiero dominante, a ogni trillo, soleva coagularsi in quel "chi è?", belato o raglio abituale d'ogni reclusa che i mesti lari non arrivino a proteggere. In lei era una gemebonda antifona al trillo, alle più casalinghe istanze del campanello.


Carlo Emilio Gadda, Quer pasticciaccio brutto de via Merulana