Rubriche - Il Puntello

Su Uefa.com leggiamo che il St. Pauli, seconda squadra di Amburgo, dopo due retrocessioni ha cominciato ad avere difficoltà nel trovare i soldi necessari alla sopravvivenza, e che per iscriversi al campionato di quest'anno il nuovo presidente ha escogitato varie iniziative. Tra queste, la vendita di 75mila magliette con la scritta "Retter" (soccorso), che ha fruttato alla società 1,1 milioni di euro, e un accordo con i locali della città, i quali hanno imposto una "tassa" di 50 centesimi, da devolvere al club, su ogni birra servita nel weekend ("La risposta degli abitanti è stata così massiccia che una banca si è convinta a prestare del denaro al club per finanziarne la campagna" ). Inoltre, 12mila tifosi hanno sottoscritto un abbonamento annuale e il Comune si è accollato le spese per le giovanili, pari a 720mila euro. Ole van Beust, sindaco di Amburgo, ha detto che "la risposta entusiastica di migliaia di amburghesi si è tramutata in un vero e proprio movimento in favore dell'F.C. St. Pauli". La campagna per il salvataggio del club si concluderà allo stadio Millerntor con un festival del rock alternativo promosso dal cantante (e tifoso) Udo Lindenberg.
Commuove ed esalta un calore simile generato attorno a una squadra di calcio nei guai, pronta, con una nuova dirigenza, a risalire la china. E amareggia la sensazione che da noi non potrebbe accadere nulla del genere. Ma non per indifferenza nei confronti del Cesena (che riempie lo stadio per una partita dei playoff di C) o per la scarsa intraprendenza dei dirigenti. Il problema qua è la disarmonia dell'ambiente, la sfiducia e la disistima verso gli ultraventennali proprietari, l'incomprensione e l'antipatia reciproca, ormai incancrenita, fra dirigenti e tifosi. Al punto che questi ultimi, in molti casi, non si abbonano per principio.

Una mobilitazione straordinaria da noi sarebbe possibile a due condizioni: 1) il Cesena cambia proprietà e i nuovi dirigenti riaccendono entusiasmi e speranze (vedi il St. Pauli); 2) il presidente Giorgio Lugaresi si appella con franchezza al popolo bianconero lasciando intravedere un futuro.

St. Georgi, per convincermi a sostenerlo, dovrebbe annunciare più o meno questo: "Cari tifosi, amici del Cesena, aiutatemi a farmi da parte. Io sono qua più per volere di mio padre che mio. Non ho il calcio nel sangue e onestamente fatico a distinguere un terzino da una mezzala. Le cose, in questi anni, contrariamente alle mie aspirazioni, sono peggiorate dal punto di vista sportivo e finanziario. Me me ne assumo la responsabilità. Di errori ne abbiamo commessi tanti. Adesso, però, non serve piangersi addosso; piuttosto, bisogna cercare insieme una via d'uscita, essendo chiaro a tutti che per tornare in alto occorrono ben altre risorse. L'A.C. Cesena oggi non fa utili e ha spese di gestione tali da scoraggiare potenziali acquirenti. Inoltre la società è fortemente indebitata. Preso atto di questo, vi invito a sottoscrivere gli abbonamenti, ma anche e soprattutto a sostenere finanziariamente, con continuità, le nostre iniziative, per le quali allestiremo uffici di marketing, merchandising e pubbliche relazioni. In cambio del vostro sforzo, mi impegno solennemente, davanti alla città e a tutti i tifosi, a cercare successori che offrano sufficienti garanzie di serietà, professionalità e rilancio. Se questo non mi riuscirà, fra tre anni mi farò carico degli eventuali debiti rimasti e consegnerò al sindaco una società sana e sgravata, appunto, dai debiti, pronta dunque a ripartire".

Davanti a queste parole, sottoscriverei l'abbonamento e incoraggerei altri a fare lo stesso; acquisterei magliette, cappellini, sciarpe, bandiere e spillette tutti i mesi; berrei birra nei weekend autotassandomi. E griderei "Forza St. Georgi".

 

Marco – cesenainbolgia, 20/08/03