Rubriche - Il Puntello

Prendete il Ravenna. Si affaccia per la prima volta nel calcio che conta tra gli anni 80 e 90, colleziona un paio di promozioni in B con un gioco spumeggiante, accarezza il sogno della A, vede il giallorosso indossato da giocatori come Toldo, Mero, Vieri, Sotgia, Buonocore, Zauli, Schwoch, Luppi, Iachini; si toglie la soddisfazione di bastonarci in casa e fuori e conquista tanti tifosi che fino ad allora simpatizzavano per il Cesena. Certo, le vicende societarie, specie dopo Corvetta, erano un motivo di costante preoccupazione, ma la domenica la squadra aveva l'abitudine di giocare bene e allo stadio la gente si divertiva. Poi a un certo punto l'umiliazione del fallimento. Il Ravenna sparisce. Quegli inattesi giorni da leone, però, ormai avevano fatto breccia, e nei Dilettanti i tifosi continuarono a seguire la squadra. Dopo due campionati vinti, due anni dopo il tracollo, oggi il Ravenna comanda il girone B della C2 e si candida per la promozione in C1.
A Giulio Benedetti e affini, a chi diceva "guardate che fine ha fatto il Ravenna" e che sosteneva che avevamo poco da lamentarci dei Lugaresi, a costoro vorrei chiedere: mentre a Ravenna i tifosi passavano (e passano) dalla speranza all'esaltazione alla disperazione e ancora alla speranza, noi che abbiamo fatto e che facciamo? Risposta: noi non facciamo niente. Noi ci limitiamo, nel nostro grigiore e nella nostra ultradecennale, stagnante mediocrità, a osservare gli altri illudersi, vivere emozioni contrastanti, passare in un batter d'occhio dal buio alla luce, trionfare, scomparire e cullare sogni di riscatto.

Prendete il Foggia, un altro caso emblematico di destino opposto al nostro. Il Foggia di Casillo, Pavone e Zeman; gioco, velocità e gol a grappoli; serie C, serie B, serie A; Rambaudi, Baiano, Signori, Roy, Shalimov, Kolyvanov; risultati altisonanti: 4 a 2, 5 a 4, 6 a 3... E noi, nel frattempo? Noi nulla. Una piattezza sconsolante e un lento, noioso, frustrante impoverimento economico e tecnico targato Lugaresi. D'accordo, anche il Foggia ha pagato quegli strepitosi successi precipitando di colpo nelle categorie inferiori. Però si noti che, quest'anno, il Foggia è in C1, esattamente come noi, solo che, a differenza dei nostri cento giorni da pecora, loro almeno possono dire di aver vissuto dei giorni (delle stagioni) da leone, e poi di essere morti, e poi di nuovo risorti.

Ora, è meglio vivere un giorno da leone o cento giorni da pecora? Chi come me ricorda il Cesena di Dino Manuzzi e i primissimi campionati di Lugaresi, avvilito e scoglionato dal non gioco (il marchio di fabbrica del Cesena) e dalla mancanza di prospettive degli ultimi quindici-vent'anni, pensa che sia meglio vivere un giorno da leone (convinto che la vita per i tifosi del Ravenna e del Foggia sia, perlomeno, più movimentata della nostra). Chi invece ha conosciuto solo il Cesena di Lugaresi, alla domanda non può rispondere, perché ha vissuto solo cento, mille, diecimila giorni da pecora.

 

Marco – cesenainbolgia 15/09/2003