Rubriche - Il Puntello

I mille 400 e passa abbonamenti di quest'anno, per quanto pochi, sono significativi per una società che, negli ultimi tempi, ne contava attorno al migliaio a stagione: un incremento di quasi il 50% rispetto al campionato scorso. Eppure questo dato non è stato sufficiente a gettare l'amo alla stampa locale, spronandola a squilli di trombe, rulli di tamburi ed entusiastici titoli del tipo: "Il popolo bianconero crede nel Cesena di Castori!".
Sembra che, davanti alla contraddittorietà degli umori dei tifosi, divisi fra attese, speranze, malumori, insofferenze e bisogni (tuttora frustrati) di nuovo, i giornalisti abbiano deciso di prendersi un anno di relax, limitandosi alla cronaca spicciola, ai rilievi statistici e alle intervistine di metà settimana, e rinunciando agli slanci di cui sopra (per non irritare i tifosi) e a tastare il polso alla società sul futuro (per non irritare i Lugaresi).

Si spera che il quieto vivere giornalistico, dopo l'alzata di toni del rude Castori, risparmi almeno i commenti tecnici. Fatto sta che dal Corriere sono scomparsi i corsivi e che per leggere qualcosa di promettente ci tocca aspettare il martedì e la cazzuola di Serafini sul Carlino. Confidiamo però in una reazione del Corriere, anche perché poi rimane giusto La Voce, ribattezzata dai tifosi "Verissimo".

Tornando al numero degli abbonati, questo si deve all'onda lunga dell'effetto Foschi. Per come eravamo abituati, infatti, ci sembra un passo in avanti il semplice fatto che si cerchi di completare la squadra ad agosto. Fino a due anni fa il Cesena era isolato nel calcio e non era chiaro - tra figli, zii, cugini, valentini, totonni e allenatori in padella - chi avesse l'ultima parola sul mercato, sulla formazione, sulle scelte tecniche; si iniziava il campionato con alcuni ruoli scoperti, salvo aspettare, quando andava bene, il 31 gennaio per tappare i buchi, ma senza che i Marziano, i Mignani e i Sassarini o quant'altro il mondo del calcio ci destinava cambiassero il volto tecnico o le prospettive. Venivano esonerati un paio di allenatori a stagione e il Cesena sembrava una foglia in balia della corrente e le sue sorti affidate al caso.

Oggi, invece, la gente sa che l'allenatore lo sceglie Foschi, e che se serve un terzino sinistro arriva un terzino sinistro, se serve un'ala destra arriva un'ala destra. Il fatto poi che Giorgio Lugaresi non parli mai di giocatori e formazioni, fa supporre che il presidente di calcio non capisca una mazza: il che, nella situazione attuale, è un bene, poiché è la garanzia che i dirigenti, a differenza di un tempo, non mettono becco nella squadra. A Foschi e all'allenatore insomma non verrà sganciato un soldo per allestire la rosa, ma almeno la cosiddetta "area tecnica" ha campo libero.

I 400 abbonati in più rispetto all'anno scorso, dunque, non sono un mistero: sono il frutto delle certezze e dell'ordine incarnati da Foschi. Tutto qua. Si tratta di vedere quanto durerà: al primo campionato storto i tifosi avranno la conferma che la Lugaresite è malattia incurabile e progressiva e che nemmeno Foschi può farci gran che. Allora la ricaduta - su Foschi, sul numero degli abbonati, sul Cesena - potrebbe essere bella tosta.

 

Marco – cesenainbolgia 07/10/2003