Rubriche - Il Puntello

Poche settimane fa su RTV, nella trasmissione del martedì sera sul calcio in Romagna, Roberto Chiesa ha interrogato il vicepresidente del Cesena, Michele Manuzzi, ospite in studio, sulla radicata, pervicace ostilità dei tifosi nei confronti della dirigenza bianconera, e in particolare gli ha chiesto se, a suo parere, la contestazione non si stia indirizzando su alcune persone specifiche, piuttosto che rivolgersi alla società nel suo insieme.
Manuzzi, giustamente, ha evitato di distinguere fra dirigenza e figure chiave della stessa, rilevando, altrettanto giustamente, che i tifosi vedono nel nuovo corso, incarnato da lui e G. Lugaresi, una prosecuzione del vecchio. Lui e Giorgio, insomma, non rappresentano un "nuovo" ricco di prospettive, ma, dopo 39 anni di gestione Manuzzi-Lugaresi, una coda indesiderata.

A voler assecondare Chiesa, si potrebbe entrare nello specifico e considerare che, nel cuore dei tifosi, in rapporto a Dino Manuzzi, lo stesso Edmeo Lugaresi risulta a dir poco ridimensionato: all'aura battagliera, ambiziosa e vincente del primo, fa fronte il profilo da onesto ragioniere del secondo; e se Dino Manuzzi tirava fuori soldi di tasca propria per "fare un regalo ai tifosi", acquistando giocatori ambiti da squadre più prestigiose, Edmeo non ha mai rischiato un dindo dei suoi. Anzi, l'impressione era che per lui i baiòc fossero un'ossessione che andava al di là delle esigenze di bilancio, e negli anni più grigi della sua gestione l'invito a farsi da parte era generalmente condito dall'osservazione: "Di soldi ne hai già fatti abbastanza".

A Edmeo, taccagno e privo di spinta, malauguratamente attaccato al Cesena (che guarda caso è ancora in famiglia), non si poteva però imputare mancanza di passione, e la simpatia che gli viene tributata deriva dal fatto che è ritenuto uno degli ultimi presidenti-tifosi, uno come Rozzi e Anconetani. Un merito che, venendo alla terza generazione (e alla domanda di Chiesa), i tifosi del Cesena non riconoscono a G. Lugaresi e M. Manuzzi: se Edmeo e tirèva fora i baiòc cun l'elàstic, oggi, assodato che i soldi continuano a non saltar fuori, i tifosi pensano che i cugini si trovino lì per hobby: Savùt sperè da chi dù che lé... un e va a caza, clètar e va a fighi...

Ma come detto non è questo il problema. Anzi, personalmente, Giorgio mi è più gradito di Edmeo, se non altro per lo sforzo di modernizzazione in cui si è speso e, soprattutto, perché è il solo che, negli anni, si è espresso con franchezza sulle reali possibilità, le difficoltà e i limiti della gestione Lugaresi. Quanto alle attività e alle passioni dei dirigenti, non m'importa che il Cesena appartenga a un armatore, a un cacciatore, a un animalista o a un playboy. Finita l'epoca dei "primi tifosi", se il presidente è il simbolo di una squadra, lo è solo in relazione al suo destino, cioè alle prospettive che offre, alle illusioni e speranze che genera, al futuro che prefigura in termini di solidità, stabilità e successo.

Ed eccoci al punto: l'avversione dei tifosi del Cesena verso la società non si focalizza tanto su questo o quel dirigente, ma ha sempre la stessa radice, e oggi come ieri sussultiamo nel leggere i nomi di Alessandri, Amadori, Piraccini, Baldinini, Zamparini e quanti altri. Il problema si chiama futuro; è la convinzione che, serie B o C che sia, Foschi o non Foschi, il Cesena dei Lugaresi è condannato al nanismo.

 

Marco – cesenainbolgia 19/11/2003