Rubriche - Il Puntello

In questa Italia provinciale e barzellettiera la bipolarizzazione del sistema politico ha portato, più che a governi efficienti, per non dire stabili, a una bipolarizzazione del cattivo gusto e di una cultura da Bar dello Sport, con l'effetto che la complessità del mondo si sta via via riducendo a un codice di lettura binario. Oggi ogni cosa, in altre parole, tende a essere o di destra o di sinistra.

Prendete per esempio il Subcomandante Marcos, quel tipo che percorre a cavallo le selve messicane con cartuccere piene di proiettili e con fucili, coltelli, telefoni cellulari e computer portatile a tracolla: per metà degli italiani è un teppista agghindato da pagliaccio con il berretto a visiera e un passamontagna da cui spunta la pipa; per l'altra metà è una leggenda vivente erede di Villa e Zapata al servizio di un popolo oppresso dal pensiero unico della globalizzazione. Anche nel caso di riflessioni più pazienti e articolate, i giudizi sul povero Subcomandante saranno comunque interpretati secondo uno schema binario: saranno cioè espressi da sporchi fascisti (o imperialisti) o da sporchi comunisti.

Detto questo, resta da chiedersi: che cosa c'entrano, qui, il Subcomandante Marcos, la destra e la sinistra? Che abbia sbagliato sito? Che mi sia andato in pappa il cervello per un colpo di sole? No, ragazzi. La risposta è che mi è andato in pappa il cervello per la promozione in B. L'altro giorno, infatti, senza avere bevuto, fumato o tirato nulla, senza essermi impasticcato, per un attimo ho immaginato che sotto il passamontagna del Subcomandante Marcos si celasse non un figlio della borghesia bianca messicana, ma un figlio della borghesia bianca romagnola: il presidente dell'A.C. Cesena Giorgio Lugaresi.

Se il leader della guerriglia zapatista si fa chiamare "subcomandante" una ragione c'è: nella retorica rivoluzionario-populista, infatti, chi comanda è il popolo, mentre chi lo conduce al riscatto e all'emancipazione è al suo servizio e ne è subordinato. E', cioè, un sottoposto, un sotto (o sub) comandante. Dunque, in quell'attimo di entusiasmo e commozione ho intravisto non il Giorgino di Cip & Ciop, la "persona giusta" indicata da Edmeo, ma il Subcomandante Giorgio, il presidente del riscatto, al servizio del popolo bianconero.

Questa farneticazione mentale è durata, appunto, il tempo di un flash, dopo di che sono subito rientrato in possesso delle mie facoltà razionali. Però immaginate questo scenario: fra un paio di anni il Cesena, in serie B, con il bilancio risanato, con aziende del peso di Amadori, Orogel, Technogym o altre ancora a garantire una solida base economica, con Rino Foschi in cabina di regia, allestisce una squadra con l'obiettivo dichiarato di andare in A (o, magari, è stata appena promossa). La gente, naturalmente, segue in massa la squadra come ai bei tempi. A quel punto non potremmo esimerci dal considerare Giorgio Lugaresi come l'uomo che, fattosi carico di un Cesena involuto, in declino, senza tifosi, con i conti in rosso e senza acquirenti disposti ad accollarsene i debiti, in pochi anni ha riportato la squadra nel calcio che conta, facendo quadrare i conti e traghettando finalmente la società là dove tutti auspichiamo, cioè nelle mani di importanti industriali cesenati con i mezzi per farci fare un salto di qualità.

A chi mi accusa di star sognando a occhi aperti, rispondo: a sognare che male c'è?

Solo il tempo ci dirà se l'attuale presidente del Cesena sarà il Subcomandante Giorgio o il Giorgino di Cip & Ciop.

 

Marco – cesenainbolgia 06/07/2004