Rubriche - Il Puntello

"Il mercato? In Piazza del Popolo". Questa scritta campeggiò al centro della Curva Mare una domenica di fine gennaio di 4 anni fa. Il Cesena era una squadra normale - come ebbe a dire Walter Nicoletti a fine stagione - che collezionava pareggi e vivacchiava sopra la zona salvezza, avvantaggiata dalla presenza in campionato di squadre materasso (Alzano, Savoia, Fermana) e dai 4 punti di penalizzazione della Pistoiese. Si era appena chiuso il mercato di riparazione e per noi tifosi, come al solito, l'attesa cedeva il passo alla delusione. Una curva stanca dell'impotenza dei Lugaresi, distese allora quel lungo striscione.
La Pistoiese alla fine ci raggiunse e il 2000-2001 si chiuse per noi con il record di pareggi in B (21), con l'esonero di Nicoletti alla vigilia della seconda sfida dello spareggio-salvezza e con la retrocessione. Nessuno ne incolpò il mister che si ritrovò a sostituire Cavasin e che fin da subito fu indicato come eventuale capro espiatorio, in caso di insuccesso, da una famiglia che al calcio aveva già dato (e da cui aveva già preso) tutto, ma che stava ostinatamente consumando la successione (Edmeo-Giorgio). Nicoletti, a fine stagione, dovette digerire la delusione più amara della sua vita di allenatore e si difese tornando a quel mercato di riparazione. "Avevo chiesto Asta e Corradi, mi hanno preso Piovanelli e Paradiso", disse. Piovanelli e Paradiso: i soliti due "rotti".

Se qualcuno oggi mi chiedesse che cosa è cambiato da allora, risponderei così: "Le cose sono andate via via peggiorando: il Cesena, in serie C, con i conti in rosso, iniziava a vedere come un miraggio anche solo l'accesso ai playoff, e si cominciò a parlare di fallimento. Poi il caso volle che uno degli uomini mercato più influenti d'Italia fosse un cesenate e soprattutto un tifoso del Cesena; a fine carriera, costui voleva piazzare il culo a casa e, pur lavorando per un'altra società che lo riempiva di soldi, si adoperò per darci una mano, nella speranza che i suoi sforzi favorissero l'ingresso degli imprenditori nel Cavalluccio. In due anni, sono bastate le briciole, gli avanzi concessi gentilmente da quella mano da baciare per raggiungere la B e risollevare le finanze".

Per il resto, molto è uguale a prima. I Lugaresi col Cesena continuano a guadagnare ma non hanno un soldo per rilevare cartellini; i giovani continuano a essere venduti in cambio di specchietti colorati ( e ci toccherà vedere allo stadio Biondini, Tamburini, Campedelli, Teodorani, Olivi, forse Rivalta, Pozzi, Comandini eccetera indossare altre maglie); i due giocatori di C chiesti dall'allenatore, se arriveranno, arriveranno dopo una tormentata trattativa; Salvetti ha l'ingaggio troppo alto; risuonano oggi come allora i nomi di "vecchie glorie" (Vasari); si aspetta l'ultimo momento utile del mercato per raccattare i risamugli (quando quasi tutte le rose sono allestite) e alla fine faremo la B più o meno con con la stessa squadra che è arrivata terza in C e che ha vinto a Lumezzane "per scapuzzo".

Ma soprattutto, è tornato in auge quel clima da "vulemuse bene" targato Roberto Chiesa che imperava sui giornali fino a tutto il secondo campionato di C: non c'è nessuno, dico nessuno, che oggi si azzarda a sollevare la questione del futuro societario (e quindi del futuro di Rino Foschi), a dedicare alla stessa un corsivo o interrogare per conto di una testata giornalistica questo o quel dirigente; al massimo, qua e là, il redattore più ardito si spinge a considerare che in effetti servirebbe qualche rinforzo (questione che, peraltro, non sembra meritare un articolo), ma non pare affatto titillato dalla curiosità di sapere se il salto di categoria e l'attuale situazione finanziaria possano prefigurare la riapertura di una trattativa e che cosa pensano in proposito le parti in causa (in primis i Lugaresi).

Infine, detto di questo scenario, clicco il forum di Cesenainbolgia e cosa trovo? Un sacco di pisellini che spruzzano. C'è chi ha definito questo fenomeno "entusiasmo dei giovani". In realtà, più che legato a polluzioni adolescenziali, lo vedo appartenere alla storia recente del calcio a Cesena: è cioè abitudine alla mediocrità, a guardare sempre chi sta peggio, e rassegnazione a una società che può nutrire solo modeste ambizioni.

 

Marco – cesenainbolgia 31/07/2004