Rubriche - Il Puntello

Castori è divenuto a Cesena il simbolo di una riscossa, di un'aura vincente per una squadra che

da molti anni deludeva, e per questo il suo nome ha in parte permesso di accantonare radicate

ostilità e tensioni fra dirigenti e tifosi. La sua conferma, avvenuta sull'onda di una spinta

emotiva, letta in questa chiave ha assunto anche il sapore di una mossa politica. Politica o

meno comunque un dato è certo: la sua conferma era auspicata da tutti (eccetto il realista e

"cinico" Rino Foschi) ed è stata accolta con un'ovazione da una piazza in ebollizione e in

attesa.

Solo un altro allenatore a Cesena seppe infondere questa vitalità straordinaria all'ambiente, e

fu Cavasin. Entrambi, Cavasin e Castori, sono stati elevati a eroi da un popolo in agonia,

bisognoso di speranze in un futuro altrimenti incerto e traballante. Ecco cos'è Castori ed ecco

cosa fu Cavasin: l'incarnazione della speranza di nuove prospettive per il Cesena e di un suo

rilancio, di un'inversione di rotta, ed è tale questo bisogno di ottimismo per i tifosi di una

squadra che via via negli anni si è spenta, che il suo appagamento si è fatto di carne: è lì,

visibile, tangibile, reale. Come un totem per la tribù, Castori ci difenderà dal sole che

scotta, dalla pioggia che cade, dalla malattia e dalla sconfitta. Finché si danzerà tutti

insieme attorno al totem niente ci potrà minacciare.

E pazienza se la campagna acquisti non è stata all'altezza. Solo un anno fa ci saremmo

indignati e spaccati la testa per l'impotenza del Cesena, ma oggi è diverso. Oggi c'è Castori,

il totem, e chi non crede agli allenatori invincibili e miracolosi (ma crede che nell'animo di

ognuno vi sia un bisogno inappagabile di sperare e sognare ogni giorno e che nella tribù sia

questa la funzione del totem), è un pessimista e un non castorizzato.

Più che pessimista, mi sento realista. Stimo Castori e sosterrò sempre che nella stagione

2002-2004 ci portò non una, ma due volte in B, ma intravedo le insidie della castorizzazione e

del Castori-totem: che Castori stesso inizi a ritenersi al di sopra di ogni critica, e che ci

si illuda che ciò che conta nei destini di una squadra sia un allenatore, e non una società. Al

termine della carriera di Castori, invece, ci saranno vittorie e sconfitte, fortune e sfortune,

come già ci sono state nella carriera dell'unico altro totem della storia recente del Cesena

(Cavasin).

E questo perché Castori non è un totem, ma un uomo, uno che come noi è amareggiato per l'esito

del mercato, che ha polemizzato sul mancato arrivo di un esterno destro d'attacco, e che,

magari, inizierà a considerare l'opportunità di snaturare il suo modulo in favore di un

centrocampo a rombo. Forse si starà chiedendo, oggi un po' più preoccupato di una settimana fa,

come far mantenere ritmi elevatissimi ai suoi giocatori per novanta minuti, poiché, come

abbiamo visto, quando cala la tensione agonistica il Cesena, anche in casa propria, regala gran

parte del campo a squadre ritenute di terza o quarta fascia come Ascoli e Arezzo.

Io non sono un 100% castorizzato perché in campo ci vanno sempre undici giocatori, e dunque mi

affido non al Castori-totem, ma alla praticaccia del Castori-uomo, mandando giù, come ogni

stramaledetta estate, l'ennesimo boccone amaro per quello che al mercato il Cesena non è

riuscito a fare.

 

Marco – 02/09/2004