Rubriche - Il Puntello

 

Era l'estate del 2001 quando gli eredi di Luigi Montagnani, presidente del Modena scomparso
l'anno precedente, si spesero in annunci pubblici invitando uno o più imprenditori locali ad
acquistare il 50% della società gialloblù. L'intenzione di vendere era chiara, palese, evidente
e nel giro di poche settimane arrivò Romano Amadei, titolare dell'Immergas. Doriano Tosi,
attuale vicepresidente e direttore tecnico, fu l'anello di congiunzione che permise di portare
a compimento l'operazione, avendo già collaborato con Amadei nel Brescello. La squadra era
appena salita dalla C alla B grazie alla rosa allestita dallo stesso Tosi assieme
all'allenatore Gianni De Biasi, ma per un salto di qualità occorrevano nuovi soci.
I dirigenti, appellandosi alla città, parlarono di un "Progetto Modena" volto a rinforzare
l'assetto societario così da garantire alla città stessa un ruolo da protagonista nel calcio e
un futuro più solido e ambizioso. Nel dicembre 2001, pochi mesi dopo il suo ingresso, Amadei
rilevò l'intero pacchetto azionario dell'F.C. Modena e la squadra, al termine di quel
campionato di B, riabbracciò dopo trentotto anni la massima serie. Forse la serie A sarebbe
stata conquistata anche senza il passaggio societario, dal momento che la macchina di De Biasi
era perfettamente oliata già dall'anno prima, ma quell'operazione era destinata non tanto ad
affrontare la B, non era cioè contingente e legata alla promozione; era, come già detto, volta
a garantire al Modena un futuro più prestigioso.
Quel salto di qualità cercato dai vecchi dirigenti è stato compiuto e, nella premessa che un
anno ti può andare bene e l'anno dopo ti può andare male, il Modena di oggi non è più il
piccolo Modena delle gestioni Montagnani, Farina eccetera (una società, cioè, che in B, con
tutto il rispetto per lo stesso Montagnani, poteva fare al massimo qualche comparsata). Da
allora l'affluenza allo stadio è quadruplicata e sui muri dello stesso la riconoscenza dei
tifosi verso il vecchio presidente è espressa dalla scritta "Ora e sempre Gigi presidente".
Il "Progetto Modena", insomma, è andato felicemente in porto. Questa sintetica e parziale
ricostruzione della più recente storia societaria del Modena (non ho citato l'ininfluente
parentesi Preziosi, entrato come socio minoritario il primo anno di A) è utile solo per porre
in evidenza le differenze fra quello che è successo là e quello che è successo e succede qua,
dove le imprese interessate ad acquistare quote importanti dell'A.C. Cesena due anni fa si
ridussero a chiedere, attraverso un comunicato stampa, a Giorgio Lugaresi quali fossero le sue
reali intenzioni. Intenzioni che non abbiamo mai conosciuto, che ancora non conosciamo, per la
"doppia faccia" esibita dall'attuale presidente: nelle dichiarazioni strappate a forza,
disponibile a vendere la società, ma nei fatti, per nulla desideroso di invitare con chiarezza
gli imprenditori a comprarla.
Questo è peraltro un vizio di famiglia, dal momento che la doppia faccia, con la maschera della
"persona giusta", Edmeo Lugaresi l'ha mostrata per anni, col risultato che il piccolo Cesena il
salto di qualità deve ancora compierlo. Negli ultimi dieci, quindici anni tantissimi club di
calcio sono stati comprati e venduti; solo a Cesena resta tutto fermo, e noi come dei polli
ancora a dividerci fra chi pensa che il Cesena non lo vuole nessuno, e chi pensa che i Lugaresi
non vogliano vendere. Segno la tattica della doppia faccia funziona.
Quello che è successo a Modena, d'altra parte, è emblematico: dimostra infatti che laddove
l'intenzione di vendere è chiara, palese, evidente, qualcuno che compra si fa avanti. Anche nel
calcio. E questo vale a maggior ragione da noi, per il bacino di tifosi, per la tradizione
sportiva, e soprattutto perché l'interesse a entrare in società o a rilevare tutto il Cesena,
alcuni imprenditori locali lo manifestarono già sul finire degli anni Novanta. E questa è una
balla solo per chi non vuole levarsi il prosciutto dagli occhi.
Marco

Era l'estate del 2001 quando gli eredi di Luigi Montagnani, presidente del Modena scomparso l'anno precedente, si spesero in annunci pubblici invitando uno o più imprenditori locali ad acquistare il 50% della società gialloblù. L'intenzione di vendere era chiara, palese, evidente e nel giro di poche settimane arrivò Romano Amadei, titolare dell'Immergas. Doriano Tosi, attuale vicepresidente e direttore tecnico, fu l'anello di congiunzione che permise di portare a compimento l'operazione, avendo già collaborato con Amadei nel Brescello. La squadra era appena salita dalla C alla B grazie alla rosa allestita dallo stesso Tosi assieme all'allenatore Gianni De Biasi, ma per un salto di qualità occorrevano nuovi soci.

I dirigenti, appellandosi alla città, parlarono di un "Progetto Modena" volto a rinforzare l'assetto societario così da garantire alla città stessa un ruolo da protagonista nel calcio e un futuro più solido e ambizioso. Nel dicembre 2001, pochi mesi dopo il suo ingresso, Amadei rilevò l'intero pacchetto azionario dell'F.C. Modena e la squadra, al termine di quel campionato di B, riabbracciò dopo trentotto anni la massima serie. Forse la serie A sarebbe stata conquistata anche senza il passaggio societario, dal momento che la macchina di De Biasi era perfettamente oliata già dall'anno prima, ma quell'operazione era destinata non tanto ad affrontare la B, non era cioè contingente e legata alla promozione; era, come già detto, volta a garantire al Modena un futuro più prestigioso.

Quel salto di qualità cercato dai vecchi dirigenti è stato compiuto e, nella premessa che un anno ti può andare bene e l'anno dopo ti può andare male, il Modena di oggi non è più il piccolo Modena delle gestioni Montagnani, Farina eccetera (una società, cioè, che in B, con tutto il rispetto per lo stesso Montagnani, poteva fare al massimo qualche comparsata). Da allora l'affluenza allo stadio è quadruplicata e sui muri dello stesso la riconoscenza dei tifosi verso il vecchio presidente è espressa dalla scritta "Ora e sempre Gigi presidente".

Il "Progetto Modena", insomma, è andato felicemente in porto. Questa sintetica e parziale ricostruzione della più recente storia societaria del Modena (non ho citato l'ininfluente parentesi Preziosi, entrato come socio minoritario il primo anno di A) è utile solo per porre in evidenza le differenze fra quello che è successo là e quello che è successo e succede qua, dove le imprese interessate ad acquistare quote importanti dell'A.C. Cesena due anni fa si ridussero a chiedere, attraverso un comunicato stampa, a Giorgio Lugaresi quali fossero le sue reali intenzioni. Intenzioni che non abbiamo mai conosciuto, che ancora non conosciamo, per la "doppia faccia" esibita dall'attuale presidente: nelle dichiarazioni strappate a forza, disponibile a vendere la società, ma nei fatti, per nulla desideroso di invitare con chiarezza gli imprenditori a comprarla.

Questo è peraltro un vizio di famiglia, dal momento che la doppia faccia, con la maschera della "persona giusta", Edmeo Lugaresi l'ha mostrata per anni, col risultato che il piccolo Cesena il salto di qualità deve ancora compierlo. Negli ultimi dieci, quindici anni tantissimi club di calcio sono stati comprati e venduti; solo a Cesena resta tutto fermo, e noi come dei polli ancora a dividerci fra chi pensa che il Cesena non lo vuole nessuno, e chi pensa che i Lugaresi non vogliano vendere. Segno la tattica della doppia faccia funziona.

Quello che è successo a Modena, d'altra parte, è emblematico: dimostra infatti che laddove l'intenzione di vendere è chiara, palese, evidente, qualcuno che compra si fa avanti. Anche nel calcio. E questo vale a maggior ragione da noi, per il bacino di tifosi, per la tradizione sportiva, e soprattutto perché l'interesse a entrare in società o a rilevare tutto il Cesena, alcuni imprenditori locali lo manifestarono già sul finire degli anni Novanta. E questa è una balla solo per chi non vuole levarsi il prosciutto dagli occhi.

Marco - 11/10/2004